Sicurezza
Violentata in spiaggia: «Denuncia o lo faccio io»
Un dipendente del bar parlò con la ragazza del comprensorio del Cuoio: «Tremava, l’ho convinta ad andare in ospedale»
BIBBONA. «Se non vai al pronto soccorso, e poi a denunciarli alle forze dell’ordine, ci vado io domattina». Il ruolo delle amiche, nel convincerla a denunciare i presunti stupratori, è stato fondamentale. Ma ancor di più - è quanto emerge dall’inchiesta della procura - lo è stato quello di un dipendente del locale di Marina di Bibbona dove la ventenne residente nel comprensorio del Cuoio, che sarebbe stata violentata in spiaggia da quattro giovani (poi finiti in manette) nella notte fra il 2 e il 3 agosto scorso, aveva iniziato la serata in loro compagnia e altri ragazzi.
Quando inizia a confidarsi con il lavoratore del locale sono trascorse poco più di 24 ore da quanto accaduto in riva al mare, con la ragazza che sarebbe stata costretta a fare sesso di gruppo con quattro giovani già indagati per violenza sessuale di gruppo continuata e, per questo, mercoledì scorso arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo labronico e dai colleghi di Cecina. Sono il 26enne Yassin El Falahi (di Castagneto Carducci), il 25enne Luca Lessi e i 23enni Giacomo D’Alessi e Marco Berrighi, gli ultimi tre de La California (frazione di Bibbona) e nati a Cecina, città di cui è originario anche El Falahi. Tutti operai, ora ai domiciliari col braccialetto elettronico, con El Falahi che poche ore dopo la presunta violenza ha anche inviato una foto su Whatsapp a due amiche, in cui lui sarebbe a petto nudo e mostrerebbe gli slip appena rubati alla ragazza.
Il 4 agosto, come ricostruito dagli inquirenti, il dipendente parla per la prima volta con la ragazza che già la sera prima aveva notato essere molto scossa. Sono i due giorni in cui, «per paura di ritorsioni», ancora non è convinta di fare la denuncia. E qui entra in gioco il dipendente del bar. «Ha esordito dicendomi che avevano abusato di lei – racconta agli investigatori –. Il suo sguardo, come la sera precedente, era assente e la voce tremolante. I presunti autori dell’abuso sessuale, in quel momento, erano all’interno del locale. Io ho subito interrotto lei e le sue amiche, suggerendo che i particolari li avrebbero dovuti raccontare alle forze dell’ordine. Le ho calmate. Hanno trascorso la serata nel locale, le ho sempre tenute d’occhio. Lei non è stata mai lasciata sola dalle amiche. Chiuso il locale, alle 2.20, le ho detto che se non fosse andata al pronto soccorso e poi alle forze dell’ordine a denunciare lo stupro, lo avrei fatto io. Ho chiesto il numero di un’amica, che dopo mi ha inviato un messaggio dicendomi che erano andate in ospedale e che l’indomani sarebbero andate dai carabinieri». —Stefano Taglione
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