Sicurezza
Zoe, concepita nel primo lockdown diventa il simbolo della ripartenza
È la prima nata in provincia. I genitori: «La volevamo tantissimo, anche se il periodo è buio i figli sono una gioia»
Pietro Barghigiani
san miniato. L’hanno chiamata Zoe. Una derivazione dal greco che significa “vita”. Da ieri per la piccola di San Miniato, appena nata e già carica di aspettative, il suo nome sarà anche il simbolo della ripartenza.
Zoe è venuta al mondo al Santa Chiara di Pisa alle 1.50 del primo gennaio 2021. È la prima nata in provincia. Quest’anno la statistica sulla velocità del parto ha un sapore diverso che va oltre la cronologia da calendario. Va fatto un calcolo a ritroso per capirne il senso.
La bimba è stata concepita nel periodo del primo lockdown, duro e imprevisto.
Ma i suoi genitori, Greta Russo e Roberto Votino, non si sono fatti condizionare da una pandemia che all’epoca era agli inizi e non aveva ancora svuotato di fiducia il Paese, anche se ne stava minando la serenità.
Mamma Greta ha portato avanti la gravidanza con la luce negli occhi di chi coltiva il sogno di una vita senza cedere alla depressione di un periodo infame. Non solo per gli effetti economici.
È la prospettiva negata che avvilisce esistenze e ruba il futuro.
Per lei estetista, e per lui, il marito, operaio conciario, la priorità era allargare la famiglia. A qualunque costo e guidati dall’amore per quello scricciolo che pesa 3,5 kg, per 50 cm, e «che per ora si comporta bene, è bravissima» confida la mamma a Il Tirreno dal letto del Santa Chiara di Pisa dove ha partorito.
Greta è stata assistita dall’ostetrica Giulia Rafanelli e dalle dottoresse Clara Baroni e Giulia Posar e come operatrici socio-sanitarie Monica Marmugi e Isabella Carnero.
Un parto sereno, il primo dei sei collezionati fino a ieri mattina nel presidio ospedaliero pisano. Una festa che in reparto si moltiplica per ogni vita che vede la luce accompagnata dai pianti a pieni polmoni dei neonati. Nel dicembre 2019 i parti a Pisa furono 130. Lo scorso dicembre sono cresciuti a 136.
«Sono stati momenti bellissimi come l’esperienza della maternità – racconta la neo mamma –. Nonostante il brutto periodo siamo andati avanti. Con Roberto ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati. Ma questa bimba la desideravamo da anni. Ci siamo sposati nel 2018 e per noi è sempre stata una priorità. Ora che è arrivata per noi è la gioia più grande».
Papà Roberto è entrato in camera per salutare mamma e figlia e poi, prescrizioni Covid, ha dovuto lasciare l’ospedale.
«Se vogliamo Zoe è stata una risposta a questa depressione generale – spiega il padre felicissimo –. Il virus e quello che ha comportato e comporta non ci ha influenzato. I tempi sono brutti, ma in qualche modo dobbiamo rinascere. La vita deve andare avanti. Per noi in una famiglia la cosa più bella sono i figli. E perché mai avremmo dovuto privarci di un qualcosa che arricchisce le nostre vite anche se siamo in questo periodo buio?» —
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