Il Tirreno

Pontedera

Ogni settimana una famiglia in più sbatte contro la povertà

Tommaso Silvi
Ogni settimana una famiglia in più sbatte contro la povertà

Il disagio avanza in modo allarmante. Lemmi (governatore della Misericordia): «Chi aveva lavori saltuari e ora è fermo non ha di che mangiare»

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Tommaso Silvi

pontedera. Arriva senza avvisare. Anche dove non era mai stata. E costringe a chiedere aiuto. È la povertà. Che a Pontedera affligge sempre più famiglie.

«Dopo il boom di marzo, in estate la situazione era quasi tornata alla normalità. Ora, però, risiamo in piena crisi. La gente non ha più da mangiare, soprattutto chi svolgeva lavori saltuari e ora è fermo. I numeri stanno diventando preoccupanti. Anche alla Mensa della solidarietà, dove per seguire le norme anti-contagio consegniamo i pasti da asporto».

Il coronavirus non è soltanto un’emergenza sanitaria. Ma anche sociale. E a spiegarlo è Renato Lemmi, governatore della Misericordia di Pontedera. Uno dei soggetti più importanti della rete di associazioni e confraternite che lotta contro la scia di disperazione seminata dal Covid. «Negli ultimi nove mesi - prosegue Lemmi - le famiglie bisognose sono quasi raddoppiate». Sono padri e madri, stranieri e italiani. Spesso si vergognano. «Ogni settimana - dice Valter Busdraghi, responsabile della consegna dei pacchi alimentari della Misericordia - abbiamo un nuovo nucleo familiare che si rivolge a noi per avere del cibo. Fino a marzo aiutavamo meno di 70 famiglie in città, ora siamo a 110. Sono 410 persone, in costante aumento. Negli ultimi mesi sono 30 le famiglie che hanno chiesto cibo per la prima volta. Ci sono anche molti italiani, che vengono a ritirare il pacco dopo l’orario di fine consegna per non farsi vedere».

Fino a prima della pandemia per richiedere un aiuto alimentare si doveva dimostrare – attraverso documenti come l’Isee – di essere effettivamente in stato di necessità. «Ma ora – racconta Busdraghi – non c’è tempo per la burocrazia. Cerchiamo di portare avanti controlli e sostegni di pari passo».

La Misericordia distribuisce gli aiuti il lunedì e il giovedì mattina in un fondo in piazza del Duomo. Fa lo stesso la Croce Rossa Italiana, in via Pacinotti, il lunedì mattina e il martedì pomeriggio, ogni due settimane, nel quartiere di Fuori del Ponte. Anche qui l’allarme povertà suona forte. «Aiutiamo circa 180 persone. L’aumento di richieste di cibo dall’inizio della pandemia è stato clamoroso», afferma Riccardo Montinaro, responsabile della Croce Rossa di Pontedera. «Alcuni giorni fa - continua - abbiamo accompagnato una signora a una visita medica, con i nostri mezzi. Ha sempre lavorato ma con il virus è rimasta disoccupata. Una volta salita sul nostro pulmino ci ha confessato di non avere soldi, né per il trasporto né per la visita. Abbiamo pensato a tutto noi. La sua storia è lo specchio dell'attualità». Chi opera nel volontariato non ha dubbi. L’ondata di disagio sociale è potentissima. «Aiutiamo soprattutto donne e bambini – spiega Stefano Tamberi, del Centro di Aiuto alla Vita, attivo nel quartiere Bellaria - e negli ultimi mesi siamo passati da 30 a 50 casi di famiglie bisognose». E a volte bastano gli occhi. Come spiega Cristina Salvi, della San Vincenzo dei Villaggi, attiva in zona Stazione e nell’area del Villaggio Piaggio: «Uno sguardo che chiede aiuto si riconosce. Negli ultimi mesi siamo passati da 35 a 50 famiglie assistite con beni alimentari». —

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