Il Tirreno

Pontedera

Abusi e sequestro di persona condanna finale: 3 anni e mezzo

Pietro Barghigiani

La cassazione conferma la pena per un ex bagnino 

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pontedera. Il ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello viene dichiarato inammissibile. E per la legge il 36enne originario di una provincia laziale (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa) diventa un pregiudicato per reati che vanno dalla violenza sessuale alle lesioni personali e al sequestro di persona.

Nel frattempo l’uomo ha scontato la pena in detenzione domiciliare usufruendo come per legge della liberazione anticipata con i 90 giorni di “sconto” per ogni anno passato agli arresti. È libero, senza alcuna restrizione.

In primo grado e poi in appello, e ora lo conferma anche la Suprema Corte, il 36enne era stato condannato a 3 anni e mezzo. Dopo i fatti avvenuti a Pontedera e un periodo di domiciliari a Pisa, l’uomo è tornato nel suo paese d’origine nel Lazio.

L’entità del risarcimento è stata rinviata al Tribunale civile a favore della offesa, assistita dall’avvocato Daniela Rondoni.

Si erano conosciuti nel 2016 i protagonisti della storia che dall’idillio iniziale è finita in una condanna. Lui, da stagionale, lavorava come bagnino in uno stabilimento del litorale pisano. L’approccio dei primi passi diventa frequentazione e poi convivenza. Passano pochi mesi e l’amore si svuota di contenuti e si gonfia di rancore. Erano anche andati a stare insieme nella casa di lei a Pontedera. Alla fine del rapporto gli screzi occupano una quotidianità deragliata. Ma il punto più basso arriva quando la coppia affronta l’ennesimo litigio quasi sempre innescato dalla gelosia. Si arriva alle mani. E non è una novità. Stavolta, però, l’assalto non si ferma all’imprecazione rabbiosa. La donna per scappare dalla furia del compagno si butta dal terrazzo di casa a un metro e mezzo d’altezza trovando poi rifugio nel bagno di un negozio vicino. L’ex fidanzato – secondo quanto ricostruito dalla vittima – l’aveva anche aggredita lasciandole segni sul corpo, in particolare una serie di lividi al collo.

Lui ha sempre sostenuto di non averle mai usato violenza e che i litigi scoppiavano a causa di una gelosia forsennata di lei.

Sull’episodio che poi ha portato prima alla querela e poi al processo concluso con l’accertamento della responsabilità in tre gradi di giudizio, il bagnino aveva raccontato in aula che la donna durante una discussione gli aveva tirato in testa un vaso che si trovava sul comodino, ferendolo. E che prima, in un diverbio, lui l’avrebbe aggredita con uno spintone nel bagno. Ma che poi, una volta in cucina, sarebbe stata lei stessa (in un momento più quieto) a tirarsi dal terrazzo, con lui che tentava di salvarla prendendola per un braccio. Opposta la versione della donna, separata e con una figlia, che aveva parlato di aggressioni e violenze, anche sessuali in una relazione diventata un inferno. È stata creduta e la sua versione è una verità giudiziaria e una condanna definitiva per l’ex.

Pietro Barghigiani

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