Gioco
Il Comune tende la mano al parroco: sì alle campane, no ai rintocchi dell’orologio
Dopo l’ordinanza che vuole limitare i rumori si tenta la strada della mediazione nella frazione di Visignano
CASCINA. Il Comune tenta la strada della mediazione dopo l’ordinanza del sindaco, Michelangelo Betti, che ha spento le campane e l’orologio del campanile di Visignano. Ma la strada è in salita: il parroco non intende rinunciare al suono delle campane per richiamare i fedeli alla messa. E neppure vuole mettere a tacere i rintocchi dell’orologio che scandisce non solo i tempi delle celebrazioni religiose ma anche lo scorrere del giorno e della notte.
Nei giorni scorsi il sindaco ha incontrato il parroco, mentre in paese si sta organizzando una raccolta di firme in difesa delle squillanti campane della chiesa intitolata ai santi Pietro e Giusto e si comincia a prendere in considerazione l’idea di un ricorso al Tar (il Tribunale amministrativo regionale della Toscana) contro l’ordinanza del primo cittadino.
«A Visignano ci sono tutte le possibilità per tornare a sentire il suono delle campane. La situazione di partenza, registrata dalle rilevazioni Arpat effettuate a inizio anno, non si inseriva in un quadro sostenibile – spiega il sindaco –. Durante il giorno il suono che partiva dal campanile della parrocchia superava di quattro volte e mezzo il valore limite. I tecnici Arpat hanno anche misurato il superamento della soglia per un tempo complessivo di circa 3 minuti, un periodo molto esteso secondo gli stessi tecnici».
È questa una storia che si trascina da più di un anno. Già d’estate, dopo che era stato presentato un esposto, l’Arpat era intervenuta e il Comune aveva sanzionato il parroco. Poi era sceso il silenzio, ma non delle campane, quello che ha condotto alle elezioni amministrative d’autunno.
L’ordinanza firmata da Betti il 30 novembre richiedeva alla parrocchia di adottare il prima possibile accorgimenti per limitare le emissioni sonore, ma la parrocchia ha tutta la possibilità di suonare le campane rientrando nel quadro legislativo con la sola rinuncia al rintocco orario. «L'uso delle campane per segnalare l'ora e la mezz'ora andava dalle otto di mattina alle nove di sera e questo è stato il punto principale che ha portato alla firma dell'ordinanza, in base all'intervento Arpat richiesto dagli stessi residenti. Il suono dal campanile per avvertire i parrocchiani dello svolgimento delle funzioni religiose può, invece, non essere interessato dall'atto», precisa il primo cittadino.
Del resto, lo Stato italiano garantisce alla chiesa cattolica il libero e pubblico esercizio del culto. Il suono delle campane resta libero quando viene finalizzato a richiamare i fedeli alle funzioni religiose, come messe, battesimi, comunioni, matrimoni e funerali (solo per citare le celebrazioni principali).
«Il discorso è invece diverso quando lo scampanio serve a scandire le ore della giornata: in questo caso il suono deve restare del tutto entro i limiti di legge. In effetti l’ordinanza richiede di considerare le mutate condizioni sociali della popolazione e in particolare di avere rispetto per i residenti più vicini».
L’ordinanza imponeva alla parrocchia di adottare entro 15 giorni tutte le misure necessarie per abbattere i rumori e spegnere le campane. Ora due settimane sono trascorse, i controlli potrebbero farsi più stringenti. Mentre chi ha presentato l’esposto contro i rumori delle campane invoca il diritto al riposo e alla quiete. —
Sabrina Chiellini
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