Gioco
Un investimento iniquo, circa 13mila euro a ettaro per riprenderne 9mila
La coltivazione inizia in autunno con la messa a dimora delle piantine e termina nell’agosto successivo con l’asportazione delle foglie dopo la cimatura
palaia
Nelle tabaccaie il Kentucky diventava un “pezzo” pregiato nei locali di “stendaggio” per le filze di foglie, e di prese d'aria per la regolazione dell'umidità e opportune gradazioni di temperatura col fuoco. La sua coltivazione è a tutti gli effetti una coltura di nicchia, circa l’1% della produzione mondiale. Per ettaro e in buoni terreni si può avere la produzione media di 10-13 quintali per il Secco e fino a 20 quintali per il Rigadio. La resa di prodotto verde del Kentucky, in condizioni normali, va da 1.500 a 2.100 chili per ettaro. Insomma, l'investimento è di circa 13mila euro a ettaro per riprenderne circa 9mila. Per un prezzo di vendita di 270 euro al quintale, quando dovrebbe essere almeno di 320 euro per non andare in perdita.
Si distinguono quattro fasi nella sua lavorazione: quella dell’ingiallimento, ’ammarronamento, essiccazione della lamina fogliare, essiccazione della costola. Nella fase di ingiallimento le foglie sono poste in locali chiusi per alcuni giorni a temperatura ambiente, senza fuoco. Poi si accendono i fuochi con legna secca di essenza forte (faggio, leccio, quercia) ottenendo fumo senza fiamma. La temperatura resta a 28-30 gradi per un giorno e poi a 38-40º in 4-5 giorni, eliminando dai locali l'umidità. Quindi l'essiccamento della lamina fogliare a 45-50 gradi. Nella fase successiva, essiccamento della costola, circa tre giorni, la lamina fogliare diventa vitrea e fragile al tatto: il fuoco è spento e si attende che la foglia torni morbida e pastosa. In totale il processo dura da 15 a 20 giorni. Ultimo atto di una piantagione che iniziava il suo corso in autunno. Era proprio questo - ottobre e novembre - il tempo in cui si preparavano i terreni per la messa a dimora delle piantine che nel giugno successivo arrivavano allo sviluppo. Solo allora si provvedeva alla cimatura, lasciando sulla pianta 14-16 foglie. Al contempo era asportato l’apice vegetativo in modo da annullare la funzione riproduttiva della pianta, che permetteva lo sviluppo maggiore delle foglie, il loro miglior grado di maturazione ed elasticità. Si trattava di interventi quasi tutti manuali, come ad agosto e settembre lo era la raccolta delle foglie dal bel colore giallo-verde. Che finivano per tingere le mani screpolate delle donne impiegate nella raccolta, e macchiare i loro vestiti e grembiuli.— p.fa.
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