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Pontedera

«Ho dato la mia vita per il lavoro: è un dolore andare in pensione»

alessandro bientinesi
«Ho dato la mia vita per il lavoro: è un dolore andare in pensione»

Gaetano Pasquale Mazza è medico di famiglia a Lari dal 1981 «Avevo chiesto una proroga ma purtroppo mi è stata negata» 

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la storia/2

«Da protocollo anagrafico il 1° febbraio del 2021 dovrò sparire da ogni elenco. Ho provato a fare domanda per rimandare di un paio di anni il mio pensionamento. Ma con molto dolore nel cuore dovrò lasciare quello che per me non è stato un lavoro, ma un sogno, un divertimento».

Gaetano Pasquale Mazza, classe 1951, non prova neanche a nascondere l’emozione. Quando lo chiamiamo per farci raccontare come si sta preparando a lasciare il ruolo di medico di base, che svolge in quel di Lari dall’11 ottobre 1980, la voce si fa più fioca. «Vi chiedo solo una cortesia. Non mi piace il protagonismo. Per me contano umiltà, dedizione e rispetto per i pazienti. Che prima di tutto sono persone». Tutto inizia nel 1970, quando dopo gli studi nel liceo classico di Teggiano, in provincia di Salerno, Gaetano decide di andare a studiare a Pisa per inseguire il sogno di diventare medico. Si trasferisce a Cascina con tutta la famiglia, cittadina dove vive ancora oggi. «Mentre ero medico interno a Pisa, il dottor Pochini si ammalò e mi fu proposto di andare a Lari – racconta il medico originario del Cilento –. In clinica a Pisa c’era Mariscotti, medico che era originario proprio di Lari e mi consigliò di accettare l’incarico». Gaetano non è convinto, il suo obiettivo iniziale era quello di restare a Pisa. Di fare carriera in città. Alla fine, però, Mariscotti lo convince. Prima un contratto di tre mesi, poi il 29 gennaio 1981 una proroga dell’incarico di 6 mesi. Sono quelli decisivi, perché il 13 agosto 1981 il presidente della Repubblica Sandro Pertini con un decreto stabilì come i medici che allora coprivano da titolari o sostituti in piccoli Comuni, potevano in deroga prendere in carico il numero massimo di assistiti. Un provvedimento epocale che cambiò il suo destino.

«Il mio segno zodiacale è Capricorno e appena ho preso l’incarico il mio lavoro è stato fatto con grande convinzione – racconta Mazza –. Alcuni mi dicono che non rispondo spesso al numero di telefono dello studio. Ma ogni mattina esco di casa alle 8 e torno non prima delle 21 o delle 22. Ho dato tutta la mia vita al lavoro, questa è una cosa che amo. Sono praticamente sempre in ambulatorio». Il Covid-19 non ha cambiato le abitudini e la “missione” di questo medico amato da un’intera comunità. Uno di quelli vecchio stile, che cura e ascolta tutti i pazienti. E magari, come un padre o un fratello maggiore, li bacchetta senza mezze misure. «Non ho cambiato le mie abitudini, ho solo messo la mascherina e adottato tutte le misure di sicurezza necessarie durante una pandemia. Ma il mio posto è sempre stato all’ambulatorio a Lari – racconta ancora il medico che l’8 gennaio compirà 70 anni –. Mi sono solo raccomandato con i larigiani di non affollare la sala d’attesa come in precedenza».

L’Asl ha pubblicato un atto nel quale si ufficializza come Mazza sarà cancellato dagli elenchi dei medici di famiglia e ufficialmente in pensione. «Ci tengo e ripeterlo, la cosa mi rattrista molto. Al telefono ne parlavo con Andrea Modesti, altro medico di base con il quale ho condiviso il percorso di studi a Pisa e che andrà anche lui in pensione nel 2021 – racconta Mazza –. Non posso nascondere che ci siamo emozionati insieme a parlarne».

Un medico che ha provato anche a mettersi a disposizione della comunità a livello politico. Ottenendo un ottimo risultato nelle elezioni del 2011: la sua lista civica “Lari c’è” ottenne quasi il 40% dei voti. Almeno dieci punti percentuali in più rispetto a quanto ottenuto fino a quel momento dalle liste di centrodestra larigiano. —



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