Gioco
«Il circolo non riaprirà. Aiutateci o con lui morirà il paese»
Sos dal consiglio: «Treggiaia si spopola, il Covid ha fatto il resto: non possiamo andare avanti così»
PONTEDERA. «Ci siamo dati un paio di mesi di tempo. Se non troviamo una soluzione, il circolo chiude. E in quel caso il paese è destinato a morire». Una storia di socialità che non c’è più, di ore di svago in compagnia che sono un ricordo lontano; di un ricambio generazionale che non decolla, di un virus che si è portato via anche l’anima delle comunità; di un piccolo paese rimasto povero di attività (resiste lo storico negozio di generi alimentari), orfano di cene e feste e che rischia di trasformarsi in un dormitorio. Una storia ambientata a Treggiaia, ma che purtroppo sta andando in scena anche in tante altre piccole realtà. Qui però c’è chi, prima di arrendersi, ha deciso di lanciare un ultimatum rivolto a tutti: paesani, istituzioni, possibili gestori.
Raffaello Minuti è consigliere del Gruppo sportivo che gestisce il circolo del paese, affiliato Csi. «Purtroppo non ci sono più le condizioni per andare avanti. Siamo arrivati a questo epilogo per una serie di concause. In passato c’erano alcune attività in più – penso per esempio alla macelleria che ha chiuso – che avevano la loro clientela, anche da fuori. E poi penso alle Poste: quando l’ufficio era aperto sei giorni su sette veniva considerato un fiore all’occhiello dalla stessa azienda. Ora è aperto un giorno alla settimana. E poi il medico ha spostato l’ambulatorio a I Fabbri. Insomma, ci sono sempre meno motivi per venire a Treggiaia».
Un declino costante, fino al colpo di grazia arrivato con la seconda ondata della pandemia: «Già con il lockdown della scorsa primavera la situazione si era fatta complicata. Abbiamo cercato di tamponare la situazione, riducendo le spese, iniziando dalla disdetta dell’abbonamento a Sky. E siamo andati avanti. Ma in estate non abbiamo potuto organizzare la tradizionale Festa dello sport, che garantiva un po’ di entrare per finanziare l’attività. Così come sono state cancellate tutte le cene di autofinanziamento». Il circolo veniva gestito dai soci, ma c’è comunque da far fronte alle spese fisse, a cominciare dall’affitto: «E non ce la facciamo più a sostenerlo. I conti sono a posto, non abbiamo debiti – sottolinea Minuti – ma senza una vera sterzata, un elemento di novità, quando finirà l’emergenza, non riapriremo». I pensionati restano a casa, il calcio non si vede, la partita a carte non si può fare, i giovani scendono nel piano. Troppi ostacoli per pensare di incrementare un incasso che in alcune giornate va nell’ordine delle poche decine di euro. Insomma, per andare avanti servirebbe una svolta. E il consigliere un’idea ce l’avrebbe: «È una proposta che ho già fatto informalmente all’amministrazione comunale: spostare il circolo nell’ex scuola, che attualmente ospita le attività di alcune associazioni: «Ma con qualche intervento all’interno della struttura, ci sarebbe posto per tutti, peraltro con tanto di parcheggio e un bellissimo panorama. In quel modo verrebbe abbattuto il costo dell’affitto. Spero che ci sia la possibilità, quanto prima, di sedersi a un tavolo con l’amministrazione comunale per vedere se è una strada percorribile». Anche perché «in paese non c’è nessuno disposto a prendersi carico della gestione da solo». Ma Minuti e tutto il Gruppo sportivo non vogliono arrendersi: «Questo è un posto d’oro. Sarebbe un peccato chiudere il nostro circolo, aperto tanti anni fa grazie a una colletta, con cento soci che sborsarono centomila lire a testa». Altri tempi: «Siamo arrivati a un punto di rottura: o si va avanti diversamente, o ci si ferma per sempre. Saremmo anche pronti a passare di mano la gestione, a patto di dare un futuro all’attività». –
francesco turchi
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