Il Tirreno

Pontedera

maxi inchiesta della guardia di finanza 

False fatture, indagata un’imprenditrice

p.b.

Nella stessa indagine coinvolto anche un professionista. Tra le contestazioni pure bancarotta e associazione a delinquere

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SANTA CROCE

Un’imprenditrice del settore del pellame e un professionista, entrambi di Santa Croce sull’Arno, sono indagati in una maxi inchiesta arrivata alla conclusione delle indagini per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, false fatture, riciclaggio e altri reati fiscali.

L’indagine nasce da un’attività della Procura di Ancona e nei giorni scorsi la Guardia di finanza marchigiana ha proceduto alla notifica dell’avviso di chiusura dell’inchiesta in cui sono indagate 55 persone.

L’imprenditrice, assistita dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria, nel corso delle investigazioni non è mai stata sottoposta a misure cautelari.

Ora la Procura ha chiuso l’inchiesta che nasce come filone aperto un anno fa su un’altra indagine riferita sempre a presunte irregolarità finanziarie in aziende della concia e della commercializzazione delle pelli.

La diramazione toscana tocca Santa Croce sull’Arno e ha il suo epicentro nella Marche tra Ancona, Fano e Macerata.

Il modus operandi svelato dai finanzieri era quello di costituire società cartiere e ditte individuali che emettevano fatture per operazioni inesistenti a favore di soggetti terzi che in questo modo potevano utilizzare costi fittizi per la determinazione del reddito d’impresa e del credito Iva, ma anche legittimare il denaro pagato, dopo che i soldi veniva prelevato in contanti dai titolari delle ditte individuali collegati all’organizzazione scoperta dalla finanza.

Non ci sarebbero legami con le altre due inchieste che hanno alzato il velo su movimenti e connivenze di una parte di imprenditori locali con esponenti della criminalità calabrese e campana con le operazioni “Vello d’oro”. Il meccanismo era simile.

L’accusa sarebbe quella di riciclaggio attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le fatture venivano emesse nei confronti delle concerie toscane in riferimento a ordini fittizi che venivano pagati con bonifici bancari. I soldi venivano poi restituiti in contanti alle ditte del distretto conciario, in pratica lo stesso meccanismo già emerso con l’indagine Vello d’Oro e che aveva portato a 14 arresti nel febbraio del 2018. Ora il sistema delle false fatture ritorna sulla scena del sistema conciario. —

p.b.

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