Il Tirreno

Pontedera

Il cuore e il coraggio: 40 anni fa la spedizione nell’Irpinia messa in ginocchio dal terremoto

Nilo Di Modica
L’arrivo in Irpinia dei volontari  di Santa Maria a Monte
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L’arrivo in Irpinia dei volontari di Santa Maria a Monte

Alberto Fausto Vanni e Alberto Nuti, santamariammontesi doc, ricordano la missione per portare soccorso a Sant’Angelo dei Lombardi 

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SANTA MARIA A MONTE. «Fu una risposta di popolo, quella del paese. E noi ne facemmo parte».

Così, a 40 anni di distanza Alberto Fausto Vanni e Alberto Nuti, santamariammontesi doc, ricordano quei giorni terribili e insieme incredibili del 1980, quando la terra in Irpinia tremò e chiamò a raccolta aiuti da tutto il paese. Un appello che nel piccolo borgo di Santa Maria a Monte arrivò chiaro e forte e portò ad una piccola “missione” di consegna a Sant’Angelo dei Lombardi alla quale parteciparono in tre: oltre a Vanni e Nuti, anche Armando Dal Canto, scomparso qualche anno fa. «In realtà furono in tanti a partire, fin da subito – racconta Fausto –. Fra gli anni ‘60 e ‘70 tantissime famiglie originarie dell’Irpinia vennero ad abitare nei comuni del comprensorio. Calò, Pugliese, Abbondandolo, Angrisano, Giusto e tanti cognomi come questi popolarono il paese, dove il boom e i tanti giovani stavano superando nella comunità anche le diffidenze dei primi anni». Poi la notizia, terribile, di quei 90 secondi di scossa. «Il giorno seguente il sindaco comunista e il parroco di allora, Lino Calvaresi, e don Lelio Mannari, accompagnato all’epoca dal cappellano don Angelo Falchi, indissero in fretta e furia una riunione in Comune alla quale parteciparono molti volontari – continua Vanni –. Fu organizzata una raccolta di alimenti e vestiario. Armando, con la sua azienda, la Pavit, mise a disposizione uno dei camion».

Di lì a poco la partenza, con una colonna di tre camion ed altri mezzi. «Il capofila era Rino Pagni, me lo ricordo ancora, con l’Alfetta grigia. Fra quelli che partirono c’era anche Ilo Tantussi – dice Nuti –. Noi tre, allora, partimmo con lo spirito dei nostri 25-26 anni». «Il viaggio fu anche accidentato – ricorda Vanni –. Dopo Napoli forammo. Ci ritrovammo a mezzanotte in cerca di aiuto e all’epoca non c’erano telefonini. Chiedendo in giro arrivammo a casa di un gommaio e lo dovemmo aspettare fino a notte fonda, di ritorno dal bar e dalle carte. Arrivati in Irpinia poi, vicino a Frigento, fummo fermati da un giovane che voleva farci scaricare tutto, dicendo di essere il figlio del sindaco. Per proseguire si dovette fare un po’ la voce grossa. La prima vera sosta la facemmo a Guardia dei Lombardi, dove trovammo una cucina da campo allo stadio. Trovammo subito tanta neve, quasi un metro, e il primo pasto caldo. Ci dissero di proseguire».

La tragicità della situazione si parò di fronte ai soccorritori toscani arrivati a Sant’Angelo. «In quel momento abbiamo colto la serietà della situazione – racconta Nuti –. Trovammo ad accoglierci tante macerie ed una montagna di bare, ammassate. Un odore acre per le strade. Nessuno di noi è mai riuscito a dimenticare quelle immagini». «Ricordo scene da lacrime agli occhi e tanta tensione – dice Vanni –. All’ingresso del paese riconoscemmo anche Giuseppe Zamberletti, all’epoca commissario e non ancora ministro, in tuta mimetica, circondato da gente che lo contestava. Se la vide brutta». Il resto sono tante foto un po’ ingiallite. «Scaricammo tutto, partecipammo alla distribuzione. Incontrammo anche altri compaesani giunti laggiù in soccorso ai parenti – raccontano –. Quattro giorni che ci siamo portati dentro tutta la vita».

Attimi che, in questi giorni di celebrazioni, sono tornati alla mente. —

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