Gioco
Falsi accessori Piaggio al porto: periti dell’azienda aiutano a sventare la truffa
L’Ufficio delle Dogane e la Guardia di finanza hanno sequestrato 748 ricambi falsificati Anche della Lambretta
PONTEDERA
Ricambi e accessori “griffati” Piaggio, ma realizzati con materiali di bassissima qualità che avrebbero potuto essere pericolosi se montati sugli scooter della fabbrica di Pontedera. Una contraffazione in piena regola sventata al porto di La Spezia dall’Ufficio delle Dogane e dalla Guardia di finanza.
Decisivo l’apporto dei periti dell’azienda che fa parte del gruppo guidato da Roberto Colaninno e che sono intervenuti per la valutazione della merce, rivelando il tentativo di introdurre sul mercato articoli falsi.
Il rischio, se non ci fossero state le indagini e gli approfondimenti da parte dei tecnici inviati al porto di La Spezia dalla Piaggio, sarebbe stato quello di mettere in pericolo gli scooteristi che si fossero imbattuti nei 748 accessori per motocicli con la falsa indicazione di origine “Made in Italy”. Secondo quanto spiegato, infatti, i falsi ricambi meccanici, fabbricati con materiali di bassissima qualità, avrebbero potuto causare, con alta probabilità, prematuri cedimenti con seri rischi per l’incolumità degli utenti.
Nel corso dei controlli sono stati sequestrati anche 507 utensili agricoli oltre a 200.000 mascherine chirurgiche, anche in questo caso indicazioni di origine contraffatte. Nello specifico, i dispositivi di protezione individuale (Dpi) erano suddivisi in 4.000 confezioni da cinquanta mascherine ciascuno. L’origine e la provenienza era cinese, in base alla ricostruzione fornita dall’Ufficio delle Dogane e della Guardia di finanza, ed erano destinati al mercato italiano.
Ma, secondo quanto appreso, sarebbero stati privi di qualsiasi indicazione sull’effettiva origine delle merci e recavano informazioni ingannevoli tali da poter indurre gli ignari acquirenti a ritenere che la merce potesse essere di origine italiana.
«L’importante risultato è il frutto dell’analisi e del controllo fisico, dei container e delle merci in partenza dal nostro Paese, da parte delle Fiamme gialle e dall’Ufficio delle Dogane», dicono gli investigatori che hanno condotto le indagini al porto di La Spezia. —
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