Gioco
Un libro sui soprannomi l’opera incompiuta di Piero, morto col Covid
Martini, memoria storica di Santa Croce (anche sui social), lo stava scrivendo insieme a due amici per raccogliere fondi da devolvere a un’associazione
SANTA CROCE. Negli ultimi mesi aveva deciso di tradurre in un libro tutti quei ricordi che lo avevano reso celebre su Facebook. Un libro con i soprannomi storici di Santa Croce, tutti quelli che riusciva a ricordare o a riportare alla mente con l’aiuto di qualche amico d’infanzia o di altri santacrocesi che condividevano la stessa passione. Amici come Roberto Sabatini e Ruffo Ciucci. Con loro era un confronto continuo, per telefono o più facilmente su Facebook, per ricordare soprannomi, volti e aneddoti di una Santa Croce d’altri tempi.
La pandemia ha interrotto bruscamente il progetto di Piero Martini, vera e propria memoria storica di Santa Croce, ucciso dal Covid giovedì, all’età di 75 anni, dopo essere stato ricoverato a fine ottobre nell’ospedale fiorentino di Careggi.
Santacrocese delle “lastre”, nato e cresciuto nel centro storico, Martini era conosciuto innanzitutto come “Venturino”, portandosi dietro come soprannome il nome di battesimo del padre, proprietario insieme alla moglie Armida di uno storico negozio di frutta e verdura in corso Matteotti. Ex rappresentante di pelli con un passato da pallavolista nei primissimi anni dei Lupi, Martini è stato anche uno dei punti di riferimento del Tennis Club di Santa Croce, di cui è stato a lungo consigliere e collaboratore, trasmettendo la passione al figlio Simone che dal 2017 è presidente del club. Oltre a lui Martini lascia anche la figlia Michela e i nipoti Jacopo e Mattia, mentre la moglie Sonia se n’era andata nel 2018.
Negli ultimi anni, con l’avvento di Facebook, la sua memoria infallibile e la passione per la Santa Croce della sua infanzia lo avevano reso celebre sul gruppo “Sei di Santa Croce se” di cui era uno degli amministratori. Bastava che qualcuno pubblicasse una vecchia foto in bianco e nero che Martini era in grado di riconoscere vie e angoli di Santa Croce, ma soprattutto volti e soprannomi. «Facevamo quasi a gara a chi ne riconosceva di più» ricorda Ruffo Ciucci, 84 anni, che proprio grazie a quella passione in comune era entrato in contatto con Martini.
«Prima non ci eravamo mai frequentati – spiega – anche se da giovane andavo a ripetizioni da sua sorella, la maestra Emilia. Proprio grazie a Facebook abbiamo iniziato a scriverci e a confrontarci per ricordare i vecchi santacrocesi. Era una persona seria e squisita, ben voluta da tutti».
Pochi mesi fa Piero e Ruffo si erano anche incontrati di persona, ovviamente al Tennis Club, proprio per pianificare la stesura del libro sui soprannomi di Santa Croce.
«Il libro sarebbe stato dedicato a Luca Nuti, scomparso nel 2018 – ricorda l’uomo – e l’intero ricavato sarebbe stato devoluto alla ricerca sulle malattie neurodegenerative di origine trionica. Poi questo maledetto virus ha fermato tutto».
«È vero, ultimamente ci sentivamo spesso perché collaboravamo al progetto del libro», racconta anche l’amico Roberto Sabatini, coetaneo e amico d’infanzia di Martini: «Siamo cresciuti insieme sull’Arno – dice –. Andavamo a piedi insieme fino a Fucecchio per andare al cinema. In questi casi sembra di dire una banalità, ma Venturino era davvero una persona eccezionale: un uomo affabile e sempre sorridente. Non ricordo di averlo mai visto arrabbiato». La presenza e l’attività di Martini su “Sei di Santa Croce se” gli erano valsi la scorsa estate anche il premio “Omo dell’anno” indetto dal gruppo dei “Greggi alla rete”, come riconoscimento per il contributo alla memoria e all’identità santacrocese. Come chiesto dallo stesso Martini, la sua salma sarà adesso cremata e le ceneri disperse in mare. —
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