Il Tirreno

Pontedera

Sgarbi: «Ferragni? È più dissacrante cantare col nome della Madonna»

Paolo Falconi
Sgarbi: «Ferragni? È più dissacrante cantare col nome della Madonna»

Il critico d’arte “assolve” la Natività con l’influencer «Il volto della Vergine può essere attualizzato». Ma intanto la città si spacca

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PONTEDERA. Silenzio, parla il professor Vittorio Sgarbi. Che come critico d’arte non ha rivali e la sua parola si eleva con autorità.

«La Madonna, la madre di Dio, è senza tempo e senza volto. Non è specificamente realistico. È un volto più ideale che astratto. Non ha un carattere specifico o realistico. Di conseguenza può essere attualizzato e questa attualizzazione è stata interpretata dalla Ferragni. Lo stesso Michelangelo nella sua Pietà lo realizzò come un volto di una poco più che ventenne».

Di sicuro sta sollevando non poche prese di posizione in città.

Il balcone del municipio di palazzo Stefanelli a Pontedera cattura lo sguardo di chi passa di sotto. Qualcuno annuisce, altri scrollano la testa... E intanto l’arcivescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto, s’infuria: «È una grande tristezza assistere a queste forme di strumentalizzazione del mistero cristiano e di approccio superficiale e non di rado irriverente a ciò che di più caro è al cuore dei credenti in Cristo».

L’artista Jacopo Pischedda, che ha realizzato l’opera, si difende: «Credo che Chiara Ferragni rappresenti una Madonna contemporanea, capace di influenzare milioni di persone. Mi è sembrata una cosa simpatica». Lo stesso papa Francesco, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù di due anni fa ebbe a dire che «la Madonna è la prima influencer di Dio». Pischedda è l’autore anche dell’installazione nell’atrio di Palazzo Stefanelli con quadri incentrati sulla figura di Gesù. «Ho voluto cambiare l’identificazione che si ha di Gesù Cristo, legato sempre al sacrificio della crocifissione».

E sulla Natività spiega Sgarbi: «Nel corso dei secoli, la Madonna ha avuto innumerevoli rappresentazioni. Lo stesso Pierpaolo Pasolini chiamò Silvana Mangano a interpretare la Vergine. Insomma ci si rifà a personaggi contemporanei. E così negli altri film che raccontano la vita terrena di Gesù, firmati da Franco Zeffirelli o da Mel Gibson, tanto per citare qualche opera che tutti abbiamo visto. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che legarla a persone della moda, potrebbe essere motivo dissacrante. Ma anche questa è una considerazione: l’attore cambia spesso parte. Remo Girone una volta fa il mafioso, l’altra interpreta il poliziotto, per esempio. Trovo più dissacrante che una cantante, tra l’altro molto discussa sotto il profilo morale, abbia deciso di usare il nome di Madonna, la madre di Dio».

Insomma, nel tirar le somme il giudizio del professor Sgarbi è «positivo». —
 

DON ANGELO CUTER

Per don Angelo Cuter, parroco alla chiesa del Sacro Cuore al Villaggio Piaggio, si è scatenato un dibattito che rasenta la bassa politica. «E mi pare del tutto immotivato. Non ci vedo i presupposti della polemica a tutti i costi, anche perché l’artista può avere (deve) la licenza di spaziare manifestando la sua arte. Posso dire che io ho una visione un po’ diversa del volto della Madonna: a me piace quello che ho in chiesa. Ma da qui a dire che non va bene quell’opera ce ne corre. Anche perché non penso che l’amministrazione comunale abbia voluto innescare una polemica collocando quell’opera. Nel corso dei secoli, poi, va detto che la Natività e la Madonna sono state rappresentate in vario modo. E non sempre in maniera, diciamo così, ortodossa». —

GIACOMO MACCHERONI

«Non voglio incorrere nell’errore di dare giudizi da persona laica – dice l’ex onorevole Giacomo Maccheroni, che di Pontedera fu anche sindaco negli anni Sessanta –. Bisogna essere distanti, bisogna saper distanziare sempre e comunque tra la religiosità e la laicità. E siccome sono laico da sempre forse mi è più facile distinguere e tenere lontane le due cose. Dare giudizi è come sempre soggettivo e anche in questo caso darlo si può commettere l’errore di una non giustezza del giudizio. Il volto di una persona vivente, di una blogger, dato alla Madonna? Si torna sempre su quanto detto prima: scindere tra laicità e religiosità è quanto mai opportuno. Non ci vedo nessuno scandalo sulla cosa né dal punto d vista laico, né da quello cristiano».

PIERO BECATTINI

Per Piero Becattini, fondatore del centro sportivo Bellaria, bisogna pensare all’opera in sé per sé. Cioè: un’opera d’arte può godere di una licenza speciale per veicolare un messaggio. E anche in quella Natività, che tanto fa discutere, il messaggio è ben presente. È ben presente e aiuta tutti quanti a riflettere. «Non mi sento senza ombra di dubbio un integralista islamico, per esempio, che condanna quel presepe. Anzi. Esso è il simbolo, il simbolo che conta, e il presepe è da sempre un simbolo di festa e di rinascita. In tempi come questi ce n’è davvero bisogno di messaggi positivi. Che abbiano o non abbiano il volto di personaggi attuali, magari più o meno simpatici, occorre valutare il messaggio che riescono a portare e a ciò che suscitano in noi».

DON ARMANDO ZAPPOLINI

«Vuole essere un messaggio di positività. E la Ferragni sta avendo molta visibilità come influencer. Si occupa di arte e non solo. Quello che ha fatto per gli Uffizi qualche mese fa con una sua foto di fronte alla Venere di Botticelli lo sappiamo tutti». Per don Armando Zappolini, preposto di Ponsacco, che ormai ci ha abituati nel corso degli anni a presepi senza dubbio fuori dall’ordinario, l’opera di Jacopo Pischedda non ha nulla di scandaloso. Men che meno nulla di blasfemo. «Sono perfettamente d’accordo con quanto ha dichiarato il preposto del duomo, don Piero Dini. Sottoscrivo ogni sua parola a iniziare dal fatto che un Comune scelga di ospitare nel proprio edificio la Natività. Mi sorprende davvero che l’opera desti così tanta meraviglia».

DON MAURIZIO GRONCHI

Per il pontederese don Maurizio Gronchi, professore alla Pontificia Università Urbaniana e consultore della Congregazione per la dottrina della fede, quella Natività sul balcone del municipio è una grandissima cavolata. «Una influencer, che si chiami Ferragni o come, nel presepe proprio non ci sta. O meglio: non ci sta tra i tre personaggi principali (Madonna, san Giuseppe, Gesù). Allora mettiamoci papa Francesco, se proprio vogliamo tener presente dei personaggi! Se poi vogliamo attualizzare il presepe, bene, mettiamo i personaggi di oggi tra quelli di contorno. Sennò diventa il carnevale di Viareggio. Così fanno, del resto da secoli nella tradizione napoletana, dove addirittura, tra i personaggi di contorno, inseriscono il diavolo»

ALBERTO BARTALINI

L’architetto Alberto Bartalini, già artefice di addobbi in vari angoli cittadini, cerca di fare chiarezza: «Già alla Giornata mondiale della gioventù, due anni fa, papa Francesco disse che la Madonna è la prima influencer della storia. Cosa vogliamo discutere, allora? Quell’opera del Comune è meravigliosa, meravigliosa. Davvero. Da Giotto in poi. Passando per Piero della Francesca, Benozzo Gozzoli, Caravaggio, ecc., quelli che venivano considerati popolani sono stati raffigurati protagonisti delle pitture della Natività e non soltanto. Nell’adorazione dei Magi c’è la famiglia dei Medici. Il popolo faceva parte della raffigurazione. Così come oggi succede per la blogger Chiara Ferragni. Vale una regola: gli occhi siano fatti per osservare non solo per vedere».

PAOLO MORELLI

Il professor Paolo Morelli, del Centro “Giovanni Gronchi” per lo studio del movimento cattolico, da un paio di anni in pensione dopo una vita dietro le cattedre superiori di Pontedera, si pone una domanda: «Perché raffigurare in quell’opera un personaggio tutto sommato discutibile e discusso? Forse perché si andava alla ricerca della polemica. E questo per suscitare la maggior visibilità possibile? Il che mi lascia alquanto perplesso, anche se, lo ammetto, il mio è un giudizio che non vuole entrare nel merito dell’opera perché non l’ho ancora vista nel suo insieme e dal vivo. È importante puntualizzare questo, in quanto non è l’opera in sé per sé che giudico ma il fatto della presenza di personaggi. Anche se, va detto, nel corso della storia la Madonna è stata rappresentata in vari modi»

FABRIZIO MANDORLINI

Fabrizio Mandorlini, che di rappresentazioni di Natività se ne intende, essendo coordinatore della manifestazione “Terra di Presepi”: «Ogni anno non mancano presepi che fanno discutere. Trovo un messaggio positivo che un'amministrazione abbia deciso di realizzare un presepe sul palazzo comunale. “Terre di Presepi” propone ogni anno rappresentazioni che vanno alla ricerca dell'autentico messaggio cristiano, senza cercare sensazionalismi. Non mancano mai comunque elementi riguardanti fatti dell'attualità, e la tradizione, specie quella napoletana, propone ogni anno nuovi personaggi. Credo però, se vogliamo trasmettere un messaggio autentico e non strumentalizzato, che il presepe debba essere vissuto e sentito interiormente: nel presepe possiamo starci tutti, con umiltà».

ALDO CIAPPI

«L’amministrazione comunale di Pontedera, espressione di forze politiche che tutti i giorni ci parlano di “inclusione” e di “pacificazione”, avvicinandosi la festa del Natale, così radicata nelle nostre tradizioni e che ha ispirato i più grandi artisti di ogni tempo in capolavori insuperabili, ha pensato bene di offendere i sentimenti religiosi di un intero popolo colpendo uno dei simboli religiosi tra i più cari nei cuori di tutti (credenti o meno) in un momento di grande sofferenza a causa della pandemia». Durissime le parole dell’avvocato Aldo Ciappi (del Comitato Famiglia Scuola Educazione Pisa): «Episodi come quello di Pontedera contribuiscono alla definitiva cancellazione della nostra identità».

AUGUSTO GOZZOLI

Fortemente critico Augusto Gozzoli, portavoce del Movimento Nazionale Rete dei Patrioti: «Quest’anno l’amministrazione Franconi ha deciso di superare il limite della pacchianeria e persino del rispetto per la religione cattolica e per il significato profondo delle feste natalizie. Una scelta di pessimo gusto che rasenta la blasfemia, offende i credenti e confonde il Natale con il carnevale, banalizzando il senso profondo di una festa che da sempre celebra le radici cattoliche della nostra cultura e i valori della famiglia. Chissà se durante il Ramadan vedremo immagini di Maometto con il corpo tatuato di Fedez o magari vestito come Cristiano Malgioglio: probabilmente no, perché il signor sindaco e il suo partito sono più attenti alla sensibilità degli immigrati musulmani che a quella del popolo italiano».

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