Sicurezza
Finisce sotto processo per un anello venduto dopo la trasmissione tv
castelfranco
Quanto valeva, o vale, quell’anello? Più di 40mila euro, prezzo che gli era stato attribuito a conclusione della televendita, o il valore è inferiore, notevolmente inferiore?
Lo deve stabilire il Tribunale di Grosseto davanti al quale è in corso il processo per l’ipotesi di frode in commercio che vede imputato Salvatore Marchese, 52 anni, nato a Lucca e residente Castelfranco di Sotto. È imputato per quanto avvenuto nel febbraio 2015, nel corso e al termine di un’attività di televendita sul canale 131 dei prodotti della società Nadia Gioielli. L’acquirente, la signora Edith Ronesch, 89 anni, costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Risaliti, aveva raccontato di aver seguito la trasmissione e di essere stata poi ricontattata dal venditore dopo che lei aveva rifiutato la prima offerta; Marchese (che lei conosceva per precedenti acquisti) aveva insistito perché la cliente concludesse questo acquisto. E così il venditore si era presentato a casa di lei, ad Ansedonia, per farle vedere l’anello che aveva visto in tv e che le interessava, proponendole uno sconto vantaggioso. Dopo che l’affare fu concluso (1.990 euro), Marchese le avrebbe proposto un altro acquisto, anche questo un anello visto nella trasmissione tv, per 45mila euro, proponendo una permuta con i gioielli che la donna custodiva a casa. Visionati i gioielli, Marchese li avrebbe valutati per 40mila euro. La donna si era fatta convincere, Marchese aveva portato via i due anelli per farli sistemare con l’intesa di portarli di nuovo all’acquirente; ma aveva anche preso tutti i gioielli visionati e valutati con quella cifra proprio in conseguenza dell’accordo raggiunto. Poi la signora Edith, così prosegue il suo racconto, ci aveva ripensato e il giorno successivo aveva contattato Marchese, per spiegare che voleva rinunciare all’anello da 45mila euro. Questi le avrebbe però detto che li aveva venduti praticamente già tutti, promettendo che a breve le avrebbe consegnato i due anelli concordati, entrambi ancora in laboratorio per la modifica. La consegna avvenne a Grosseto nelle mani di un’amica della signora Ronesch, presente anche un altro uomo; e in quella circostanza l’anello fu accompagnato da un certificato di garanzia che attestava che il valore dell’anello oggetto della permuta era di 34.500 euro. Una successiva valutazione, fatta effettuare a Grosseto dalla donna, aveva stabilito il valore in soli 8.000 euro, aveva ancora riferito, aggiungendo che per questo motivo aveva mandato un esposto alla Procura, con questa ricostruzione.
Le fasi salienti sono state ricostruite in aula, davanti al giudice Giovanni Puliatti, dalla stessa parte offesa, dall’amica che aveva ricevuto la consegna, dall’uomo che era presente, dall’ispettore della polizia di stato che aveva seguito le indagini e anche da un gioielliere grossetano che era stato incaricato della valutazione in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria: quest’ultimo ha fornito una cifra che si attesta su poche migliaia di euro, ma le sue valutazioni sono state oggetto di richieste di chiarimenti, a proposito del listino di riferimento utilizzato, da parte del difensore di Marchese, l’avvocato Mauro Vanni di Pisa. L’anello, con le pietre smontate, è stato anche esibito al gioielliere. Occorrerà sentire altri testimoni, la prossima udienza è stata fissata per gennaio. —
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