Gioco
Giovani angeli al pronto soccorso per aiutare i pazienti a non avere paura
Via al servizio civile per volontari all’ospedale Lotti di Pontedera: i ragazzi faranno accoglienza e accompagneranno le persone nei reparti
PONTEDERA. «Vedo persone molto timorose che in ospedale non sanno dove andare o cosa fare a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus. Spero di poterle aiutare e che, presto, questa paura dai loro occhi sparisca».
Dumitrita Melnic ha 21 anni, abita a Santa Maria a Monte ed è di origini moldave. È in Italia da oltre un decennio, ha un diploma di odontotecnico e ha iniziato il percorso di studi universitari in Scienze naturali e ambientali. Ma ora è tra i quattro volontari entrati al pronto soccorso dell’ospedale Lotti per un progetto di servizio civile davvero particolare.
«Saranno nell’area dei codici minori – dice Rossana Guerrini, che gestisce il servizio civile per l’Asl Toscana Nord Ovest – avranno il compito di volontari pronto soccorso e di fare accoglienza e dare informazioni, ma anche di accompagnare i pazienti nei vari reparti. Il servizio doveva essere rimandato per il Covid, ma dalla Regione hanno detto che serviva anche questo tipo di personale».
Una presenza importante, quella dei quattro ragazzi, che prova a colmare un vuoto creatosi con la pandemia in cui anziani che devono sottoporsi a visite in ospedale non possono essere accompagnati dai parenti. Per loro ci saranno i volontari che dovranno essere guide nei percorsi del Lotti.
Il progetto dell’Asl (38 volontari nel territorio dell’Azienda sanitaria con durata di un anno e un assegno mensile di 433,80 euro) è partito da pochi giorni. I ragazzi non hanno ancora esperienza. Ma sembrano essere nel posto giusto, malgrado il periodo difficile. «Ho già fatto un tirocinio in radiologia d’urgenza – racconta Elena Carbonari, 25 anni di Val di Cava, studentessa di scienze della formazione e dell’educazione –. Mi piace l’ambiente ospedaliero e volevo ripetere l’esperienza. Il periodo è particolare, ma non sono pentita di aver fatto questa scelta».
Paolo Bruno, invece, ha 20 anni. È di Benevento ma vive a Ponsacco con la famiglia da 4 anni. È un ragioniere con l’aspirazione di diventare infermiere. E comincia da questo progetto per entrare nel mondo del lavoro in ospedale. «Mi aspetto una vera esperienza di vita – dice – che ti mette a contatto con una realtà diversa, quella della sofferenza e della paura, con cui difficilmente si ha a che fare. E spero di poter dare il più possibile una mano».
Studiare da vicino il lavoro di medici e infermieri è l’obiettivo di Emmem Friday Akpason, ventenne di Capannoli, la cui famiglia è originaria della Nigeria, ma che è nato in Italia, acquisendo anche la cittadinanza del nostro Paese. «Ho studiato Scienze applicate all’iti Marconi e ora seguo le lezioni di chimica per l’industria e l’ambiente all’Università di Pisa – racconta –. Ho scelto di fare il volontario in ospedale per mettermi alla prova, ma anche perché mi piace la chimica applicata alla medicina. E qui è perfetto. L’impatto col pronto soccorso è stato forte. Sono timido e ho bisogno di prendere le misure all’ambiente in cui mi trovo. Ma credo che saprò superare le difficoltà e rendermi utile in un momento di estremo bisogno per le persone». —andreas quirici .
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