Sicurezza
Piaggio, Cappellini: dal rischio licenziamento all’ammonizione verbale
Terza contestazione disciplinare in due anni per lo storico esponente della Fiom a Pontedera
PONTEDERA. Si è chiuso solo ieri il nuovo capitolo delle tensioni sindacali in casa Piaggio, dopo che lo scorso 26 ottobre allo storico esponente della Fiom, Massimo Cappellini, era stata notificata una nuova contestazione disciplinare, la terza in meno di due anni che, nelle politiche aziendali, significherebbe concretamente il rischio licenziamento.
Provvedimento che per il sindacalista arriva negli stessi mesi in cui, insieme ad altri tre delegati dell’Rsu Fiom, è in vigore anche una sospensione della tessera decisa dal Comitato di garanzia della Cgil.
L’accusa rivolta questa volta dalla Piaggio è di essere passato fra le linee di produzione, pur con la mascherina, a informare i colleghi dello sciopero del 21 ottobre, indetto dopo che era stato negato il diritto di svolgere le assemblee. Un atto che Cappellini avrebbe fatto senza mantenere le distanze. «Cappellini, insieme a tutti noi, si batte da marzo per ridurre la presenza dei lavoratori in fabbrica a tutela della salute, visto che su molte linee è molto difficile rispettare, con la continuità necessaria, le distanze di sicurezza per la natura stessa del processo lavorativo», dicono dal Comitato operai Piaggio, che riunisce i delegati sospesi dalla Fiom oltre a numerosi operai che a settembre non hanno rinnovato la tessera in segno di protesta.
Ieri, in serata, tramite comunicazione ufficiale in direzione, si è poi sciolta la riserba sulla decisione dell’azienda, che ha optato per una semplice ammonizione verbale. Solidarietà e vicinanza a Massimo Cappellini è stata espressa dai delegati della Rsu dell’Unione sindacale di Base (Usb) e dai rappresentanti del circolo comunale di Rifondazione comunista. «Auspichiamo che l’emergenza sanitaria non offra alibi per indebolire la presenza organizzata degli operai – dicono dal Prc – Per questo continueremo a seguire la vicenda sostenendo la lotta dei lavoratori». —
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