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Il podere Cincinnato resta alla famiglia Zuka

P.b.
Il podere Cincinnato resta alla famiglia Zuka

Il Tribunale respinge la richiesta di confisca della Procura «Non basta la sproporzione tra tenore di vita e reddito» 

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Non basta limitarsi alla sproporzione tra il tenore di vita e il reddito per ritenere un bene confiscabile a chi «ha condotte genericamente devianti o denotanti un semplice avvicinamento a contesti delinquenziali».

Un ragionamento che è alla base del rigetto da parte del Tribunale penale dell’istanza di confisca avanzata dalla Procura per il podere Cincinnato della famiglia Zuka.

L’ordinanza firmata dalla presidente Beatrice Dani e dal giudice relatore, Elsa Iadaresta, di fatto mantiene la proprietà acquistata in più trance dal 2004 al 2006.

Risale al 2008 l’azione della Procura per arrivare alla confisca considerando le risorse messe in campo dagli Zuka ( 520mila euro) frutto di attività illecite. Nel 2007 sui conti correnti erano passati almeno 700mila euro con versamenti e prelievi in contanti di notevole importo. La difesa ha sostenuto che il podere era stato comprato grazie ai proventi della vendita di tre immobili in Serbia (420mila euro) e «con rimesse di denaro da parenti e amici».

I difensori di una parte dei familiari, Alberto Marchesi e Marco Meoli, nell’ultima udienza avevano sottolineato anche l’assenza di reati nella sequenza abituale e capaci di produrre profitti illeciti in maniera stabile richiesta dalla legge per procedere alla confisca.

«Abbiamo individuato i canali attraverso i quali sono arrivati soldi dall’estero – aveva spiegato l’avvocato Marchesi –. Ci sono persone pronte a testimoniare. Ci sono bonifici e vaglia postali. C’è la vendita di tre unità immobiliari nell’ex Jugoslavia. I proventi per l’acquisto del podere Cincinnato sono tracciati. Nessun illecito all’origine dei fondi». L’avvocato aveva poi ricordato che nel contesto dell’epoca, al tempo del progetto “Città sottili”, ci fu anche il coinvolgimento dell’Asl.

«Nell’ambito del piano di reinserimento di quelli che allora erano profughi di guerra, l’Asl contribuì all’acquisto del podere con 80mila euro» era stata la dichiarazione del difensore.

Per il Tribunale, esaminati glia atti della Procura e quelli dei difensori «nessun reddito illecito da reato è ipotizzabile» considerando per due degli eredi Zuka una condizione di incensuratezza.

Tra i legali impegnati nel caso anche Alessio Tognini, Caterina Baroni, Nicola Giribaldi, Chiara Ruberti e Rosa Rubino. —





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