La manifestazione
Bivacchi e assembramenti: i giovani nel mirino
Dopo le 18 acquistano cibi e bevande da asporto per consumarli nelle piazze senza distanziamento sociale e mascherine
Peccioli
I luoghi sono i soliti: parco della Rimembranza, la piazzetta dietro la chiesa parrocchiale, la terrazza del Polivalente. Le lamentele cambiano, o meglio si adeguano ai tempi: alle proteste per la sporcizia e i rumori si aggiungono quelle per gli assembramenti e per il mancato uso delle mascherine. Cresce sui social e non solo la protesta per i bivacchi serali che vedono protagonisti alcuni giovani di Peccioli e che ha portato ad alcuni controlli della polizia municipale e, sembra, alle prime multe.
La chiusura dei locali alle 18 non pare aver fermato alcuni ragazzi del paese. Quando i locali pubblici chiudono per le norme introdotte dai Dpcm per contrastare il coronavirus, acquistano prodotti da asporto e li consumano nelle piazze. Il tutto senza rispettare il distanziamento sociale e senza utilizzare dispositivi di protezione. Sui gruppi Facebook si ripetono le foto, le segnalazioni e le lamentele che si aggiungono all’irritazione di chi è costretto a chiudere la propria attività lavorativa a causa delle regole anti-contagio.
«Li abbiamo rimproverati», afferma il sindaco Renzo Macelloni, senza confermare l’arrivo delle prime multe ma senza nemmeno smentirlo. Il sindaco invita a non scatenare «una caccia alle streghe», sottolinea come si tratti di episodi ma allo stesso tempo sembra pronto alla linea dura: «Dobbiamo parlare non solo con i ragazzi, ma lanciare messaggi anche ai genitori e, in generale, a tutti i pecciolesi. Se qualcuno fa il bullo rischiamo tutti. È come quando si guida in strada: la nostra sicurezza dipende non solo da come guida ognuno di noi, ma anche da come guidano gli altri».
Non solo i giovani nel mirino, dunque. Anche perché le lamentele sul mancato rispetto delle norme anti-contagio sono rivolte anche ai più grandi. «È una questione di maleducazione che, purtroppo, non riguarda solo i giovani – afferma un commerciante –. Da mesi lavoriamo con la mascherina sul volto e c’è chi pretende di entrare nei nostri negozi senza indossarla». «Chi ora protesta contro le mascherine e si arrabbia contro le chiusure – aggiunge un barista – è chi questa estate ha vissuto come se la pandemia non esistesse. A pagare il conto, però, siamo noi costretti ad abbassare la saracinesca alle 18». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
