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Don Divo Barsotti, il “prete di Palaia” cammina verso la beatificazione

Paolo Falconi
Don Divo Barsotti, il “prete di Palaia” cammina verso la beatificazione

L’editto dell’arcidiocesi di Firenze è un altro passo importante per gli onori degli altari che però appaiono ancora lontani

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PALAIA. Quando la mattina del 15 febbraio 2006 don Divo Barsotti, l'ultimo mistico del Novecento, a quasi 92 anni terminò il suo prolifico cammino terreno, in molti iniziarono a intravederne l’inizio di un cammino di santificazione. Don Barsotti era nato a Palaia il 14 aprile 1914 e fondò a Settignano (sulle colline di Firenze) la comunità dei Figli di Dio nel 1948 con religiosi e laici che pian piano nel tempo si sarebbero sparsi un po’ in tutto il mondo.

Autore di oltre 500 titoli tra libri e saggi, scrittore, poeta e predicatore, don Barsotti è unanimemente riconosciuto come una delle figure più luminose della Chiesa del secolo scorso. La comunità dei Figli di Dio già da un po’ ha richiesto l’apertura della causa di beatificazione per il suo fondatore. Avendo già avuto anche l’approvazione della Conferenza episcopale toscana, la diocesi di Firenze ora sta procedendo a raccogliere notizie e informazioni, anche per vagliare elementi che possano ostacolare l’introduzione della causa che dovrà, in questa prima fase, verificare la «fama di santità». E lo fa con quello che viene definito editto, a firma dello stesso cardinale Giovanni Betori. Che proprio ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giovannino degli Scolopi ha presieduto la cerimonia di chiusura dell’inchiesta diocesana per un’altra causa di beatificazione e canonizzazione; quella della serva di Dio Maria Agnese Tribbioli, fondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe.

L’editto riguardante “il prete di Palaia” resterà affisso per un mese nella cattedrale fiorentina, nel palazzo arcivescovile di piazza san Giovanni e in tutte le chiese dell’arcidiocesi fiorentina, in maniera che tutti possano prenderne visione. L’editto emanato fa seguito alla richiesta presentata il 25 settembre 2014 dalla comunità dei Figli di Dio di introdurre la causa di beatificazione del suo fondatore don Divo Barsotti. I tradizionali lunghi tempi “biblici” della Chiesa, quando ha a che fare con cause di beatificazione e santificazione, fanno ritenere che dovrà passare ancora moltissimo tempo prima di arrivare alla beatificazione. Al vescovo di San Miniato, mons. Andrea Migliavacca è stata data la possibilità di «poter divulgare a sua discrezione l’editto» essendo stato don Barsotti di Palaia, parrocchia sotto la diocesi sanminiatese. In questi 15 anni, però – ricorda la stessa diocesi guidata dal cardinale Betori – è stato compiuto uno studio complesso e laborioso dell’ingente mole di scritti editi di don Divo Barsotti che ha coinvolto 86 censori teologi scelti fra studiosi noti per la loro competenza in materia. «Siamo più che soddisfatti, ovviamente, di questo ulteriore passo avanti verso la beatificazione di don Divo Barsotti – dice il vescovo di San Miniato, Migliavacca – e da parte nostra abbiamo non soltanto affisso nelle varie parrocchie l’editto, ma lo abbiamo divulgato anche attraverso il sito internet della diocesi». Certo, i tempi per giungere agli onori degli altari sono lunghi e indecifrabili.

«Occorre vagliare tutta la documentazione raccolta, valutare eventuali miracoli da ascrivere a don Barsotti e poi la decisione della Congregazione per le cause dei santi a Roma», spiega mons. Migliavacca. Uffici della prefettura, tra l’altro, in fermento con mons. Marco Mellino che è subentrato a monsignor Marcello Semeraro vescovo di Albano cui il Papa aveva affidato quell’incarico svolto dal cardinale Giovanni Angelo Becciu fino al 24 settembre. Chissà che tempi dovrà vivere il sentiero verso la beatificazione di don Barsotti. Il quale aveva compiuto diverse esperienze in ambito educativo e pastorale, dopo anche quelle iniziali di eremita a Monte Senario (sempre sulle alture di Firenze). Era settimo di nove fratelli; ordinato sacerdote, svolse servizio nelle parrocchie della diocesi di San Miniato, fu un insegnante al seminario e anche collaborato con l’Osservatore Romano. Si trasferì a Firenze grazie all’interessamento di Giorgio La Pira e per otto anni fu cappellano di un istituto religioso femminile. «Cerco Dio solo»: tre parole, un impegno di vita. Quello che assumono i Figli di Dio al momento della consacrazione e che ha dato il titolo anche ad un volume con il quale la Comunità celebrò gli ottant'anni del «padre». E da sempre don Divo aveva «cercato Dio solo». In una conversazione con il poeta Mario Luzi ebbe a sostenere: «Quello che mi dispiace in tanti uomini di cultura è che loro si mettono al posto di Dio. Credono di poter giudicare, di capire le cose. Tutto invece ci sfugge. Non possiamo essere noi a dare un senso alle cose, un senso alla vita».

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