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Il grido dei circoli: «Noi non ci stiamo: fateci riaprire, siamo un pezzo di welfare» - Foto
Striscioni, sit-in e appello per essere equiparati ai bar. La presidente Panesi: «Mai visto così tanto sconforto»
PONTEDERA. «Noi non ci stiamo». Ma soprattutto: «Noi esistiamo». Sono le parole d’ordine che tanti presidenti, volontari e soci dei circoli Arci e non solo, anche in Valdera, hanno scritto, stampato, gridato ai quattro venti nella prima giornata di mobilitazione contro la chiusura delle case del popolo e dei circoli privati in genere, che l’ultimo Dpcm non equipara ai bar e quindi chiude H24 fino al 24 novembre. Giornata densa di atti simbolici, che hanno visto l’associazione che più di tutti vanta un patrimonio di basi associative nel territorio, l’Arci (60 circoli e 9.000 tesserati), in prima fila presso sindaci e amministratori per chiedere di aderire all’appello per la riapertura.
«Non mi era mai capitato di sentire tanto sconforto parlando con i circoli – ha detto la presidente di Arci Valdera Maria Chiara Panesi in Comune a Pontedera alla firma dell’appello alla presenza di vari presidenti, del vicesindaco Alessandro Puccinelli e dell’assessora al sociale Carla Cocilova –. Persone che si sono sempre fatte in quattro e dopo il lockdown ci stanno mettendo spesso risorse proprie per ricostruire. I nostri circoli sono pezzi di welfare. Lo Stato non può ricordarsi di noi solo quando serviamo per “reggere il colpo”».
Ad oggi, grazie ad un aggiornamento successivo dell’elenco dei codici Ateco, anche le partite Iva gestrici di banconi dei circoli potranno ricevere aiuti, seppur chiuse. Una categoria che però in Valdera riguarda solo il 7% dei circoli, che per il resto sono chiusi e senza indennizzi. «La chiusura di tutti i locali la sera è stata una scelta sofferta – ha risposto il Comune di Pontedera –. Non è però né razionale né accettabile l’interpretazione di un qualche funzionario, che ritiene vietato e più pericoloso un caffè preso ad un circolo ricreativo alle 14 rispetto che ad un esercizio diverso; interpretazione discriminatoria che racconta soprattutto la mancata percezione di realtà come quelle toscane, dove per molte frazioni i circoli rappresentano l’unico servizio alla comunità». Firme sull’appello che sono arrivate anche da altri sindaci, da Palaia a Buti, da Ponsacco a Vicopisano. Mentre una miriade di piccoli e grandi circoli riempivano i social con le foto dei loro sit-in di fronte alle porte serrate. Fra questi anche un pezzo di storia come il circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano, i cui soci hanno affisso striscioni all’ingresso, prima di occupare il giardino, fra pittura, scrittura e un po’ di musica. «Trovarci così da un giorno all’altro non è facile – dice Federica Ottanelli, del circolo –. Le nostre strutture godono di ambienti che garantirebbero in totale sicurezza il prosieguo delle tante attività. Iniziative che oggi sono consentite dai decreti ma che per motivi che non capiamo non possiamo fare più nei circoli». La questione è anche economica. «La somministrazione è sospesa, quindi anche un luogo come questo, che non ha fini di lucro ma ha grandi costi di gestione, non ha entrate – continua Ottanelli – e ha ad oggi 6 contratti di lavoro in corso».
«Quando abbiamo cercato di spiegare ai nostri soci che, a differenza dei bar, noi non potevamo aprire, non ci volevano credere – dice Davide Beltrami, del circolo di Santa Lucia –. Siamo l’unica realtà ricreativa di un quartiere che sta crescendo e mutando, ma questa mazzata non ci voleva. Ci serve aiuto». Sostegno alle categorie non comprese nei Dpcm che, come già avvenuto durante la prima serrata, verrà probabilmente prima di tutto dagli enti locali. Ne dà dimostrazione Massimiliano Angori, che oltre a fare pressione sul governo come Presidente della Provincia di Pisa affinché venga predisposto «un fondo specifico di sostegno per i circoli», come sindaco di Vecchiano aggiunge: «Riconosceremo a circoli e attività economiche, nuovamente danneggiate, e non ricomprese nel Dl Ristori, uno sgravio della Tari». —
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