Gioco
«Le sconfitte? Le ho vissute fino in fondo» E così ha realizzato i suoi sogni
Ultima puntata di MotivAzioni in compagnia della campionessa Alessandra Sensini, partita da Grosseto alla conquista del mondo
l’intervista
Una donna, una campionessa, una sognatrice. Alessandra Sensini, campionessa olimpica di windsurf, è l’ospite dell’ultima puntata di MotivAzioni. Il podcast di Tirreno, Polo Tecnologico di Navacchio e Gedi Visual chiude l’edizione 2020 parlando di sogno e sogni. Quelli che hanno “gonfiato” le vele di Alessandra Sensini, un’atleta giramondo che ha vissuto da protagonista ben sei Olimpiadi collezionando medaglie e che, una volta fuori dal circuito professionistico, ha continuato a dare il proprio contributo al mondo dello sport in qualità di vicepresidente del Coni. Una donna dagli orizzonti ampi, come il mare al quale è profondamente legata. E dalla tempra forte messa alla prova dal vento come dalle sconfitte e dalle vittorie. E dall’essere donna in un “mondo di maschi” anche quando si parla di meriti sportivi. Tra aneddoti, riflessioni sull’attualità e appunto sogni, realizzati e ancora da realizzare, la campionessa si racconta nella puntata disponibile da oggi sulle pagine web e sui profili social di Tirreno e Polo Tecnologico. Ecco di seguito alcuni passaggi della bella intervista arricchita dai contributi del presidente del Polo, Andrea Di Benedetto, e del direttore del Tirreno, Fabrizio Brancoli.
Quanto è stato importante sognare per raggiungere i traguardi che ha raggiunto?
«È stato fondamentale. Fin da piccola ho sempre sognato di viaggiare. Inizialmente non pensavo alle Olimpiadi. Mi piaceva viaggiare e sognavo di poterlo fare, di vedere, conoscere, andare dall’altra parte del mondo. Mio padre era un grande sportivo, mi ha sempre fatto fare sport a livello agonistico e riuscivo nelle cose che facevo. Così ho iniziato a sognare di fare l’atleta, a sognare le Olimpiadi. Ed è stato lo sport che ho scelto che mi ha fatto fare il mio primo viaggio. Nel 1985 insieme alla Federazione Italiana Vela per partecipare al mio primo campionato mondiale: andai all’estero in aereo, non c’ero mai salita prima. Mi mollarono in aeroporto e mi dissero vai. Un viaggio anche traumatico perché persero le valigie, un macello, ma il fatto di conoscere persone nuove, vedere un altro Paese, sentir parlare un’altra lingua, ecco è stato un sogno che si realizzava. Forse sono più di uno i sogni che ho messo insieme».
Quanto sono stati importanti gli altri nel tuo percorso e quali altri?
«La famiglia è importante, è dove vivi, è quella che ti stimola anche. Mio padre è stato una figura molto importante per me, anche se lì per lì non lo pensi. Lo capisci con gli anni quanto è stato fondamentale anche quelle volte che era rigido in certe cose. Quando dovevi allenarti e magari non ne avevi voglia insisteva perché tu lo facessi, si arrabbiava. Non entrava mai nel merito delle questioni tecniche, del come dovevi fare le cose: dovevi farlo e basta, dovevi metterti in gioco. Mi ha insegnato il senso del dovere, il mettermi sempre in gioco, il non mollare mai e arrivare sempre infondo».
Qual è stato il suo rapporto con le sconfitte?
«Le ho vissute fino in fondo. Le più forti quelle che “cuociono” di più e che ti fanno stare male le ho vissute fino infondo ed è un modo, poi, per affrontarle. Non ho mai lasciato che passassero in secondo piano. Non ho mai detto, dopo una sconfitta, “è colpa della sfortuna, del vento che è girato” semmai “è girato il vento, perché io non me ne sono accorta?”. Ho sempre cercato di affrontare le ragioni della sconfitta, perché poi alla fine se vuoi continuare, se vuoi tornare sul campo devi progredire altrimenti che senso ha? Nel fare sport ho messo sembra davanti questa cosa: lo faccio per progredire, per imparare qualcosa non tanto per farlo».
Si sente una pioniera?
«Sì, lo sono. Se c’è una cosa che mi ha fatto fare mio padre è imparare ad essere autodidatta: qualunque cosa ho iniziato sono partita da sola. Anche con la mia prima vela. Fu mio padre a trovare una vela più piccola adatta a me. Me la diede e disse vai. Essere autodidatta è stato un po’ il mio stile di vita anche e questo grazie a mio padre. È stato molto educativo anche se capisco che non sia sempre possibile, forse oggi non lo è più».
Cosa significa essere una atleta donna, una campionessa donna?
«Fatichi più degli uomini, devi vincere di più per affermarti e per fare in modo di essere riconosciuta come atleta di alto livello. Un po’ questa cosa c’è stata e mi ha dato fastidio. Poi succede che te ne freghi, per me è stato così, e vai avanti per la tua strada».
Alessandra Sensini continua a sognare?
«Certo. È fondamentale continuare a sognare. Dopo 8 anni in ufficio di mare ne ho fatto poco: ho ripreso a sognare di tornare in mare più spesso e di fare qualche viaggio». — VALENTINA LANDUCCI
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