Sicurezza
Sfilano operai e sindacalisti alla sbarra in Tribunale
Il liquidatore dell’azienda li ha citati in giudizio chiedendo danni per un milione La protesta con il relativo presidio avrebbe rallentato l’iter della chiusura
PONTEDERA
Hanno protestato per difendere il posto di lavoro prima che l’azienda chiudesse i battenti. Un lungo presidio davanti ai cancelli della Tmm a Pontedera dopo che da un giorno all’altro si erano trovati senza lavoro. Mai avrebbero immaginato un giorno di doversi presentare davanti a un giudice del Tribunale civile per rispondere dei danni che l’azienda chiede a chi ha partecipato alla protesta. E così a distanza di due anni dalla crisi dell’azienda che ha lasciato senza lavoro i circa 80 dipendenti, 27 di loro sono stati chiamati dal liquidatore a rispondere dei danni per le proteste dei giorni in cui era iniziata la vertenza con tanto di presidio in viale Africa.
Giovanni Urti, legale del liquidatore, Roberto Dell’Omodarme, ha promosso una causa civile chiedendo risarcimento da un milione di euro, ritenendo che le proteste abbiano creato notevoli danni economici alla vendita dei materiali presenti nel capannone. Il processo è stato assegnato al giudice Alessia De Durante. Ieri è iniziata la fase istruttoria. Sono stati sentiti alcuni testimoni alla presenza degli avvocati delle parti citate in giudizio, Gianluca Esposito e Andrea Stramaccia. Tra i testimoni anche Belinda Caglieri, sindacalista Fiom, e Marco Comparini, segretario provinciale del sindacato Fiom-Cgil, quest’ultimo citato a giudizio insieme agli operai.
La protesta è nata, come hanno ricordato gli operai in Tribunale, perché da un giorno all'altro i lavoratori hanno trovato i cancelli chiusi senza alcun preavviso. Anzi, fino a quel giorno la dirigenza rassicurava i lavoratori circa il mantenimento dell'occupazione. Il presidio era rappresentato da un gazebo allestito a distanza di circa 200 metri dai cancelli di ingresso.
Secondo la tesi dell'azienda i lavoratori con le loro proteste avrebbero impedito l'ingresso dei camion al fine di completare il processo di liquidazione. Gli ex dipendenti, invece, hanno sempre sostenuto di aver sempre manifestato in maniera pacifica ed ordinata senza l'uso di violenze o blocchi ricevendo la solidarietà da parte delle istituzioni (sindaco, presidente della Regione, ecc.). Quando venne fuori la vicenda, l’allora sindaco di Pontedera e vari rappresentanti del mondo sindacale non esitarono a considerarsi la richiesta danni come «l'ultimo schiaffo alla dignità di lavoratori, colpevoli solamente di aver deciso, pacificamente, senza arrecare alcun danno allo stato dei luoghi, di non arrendersi in silenzio alla protervia di atti unilaterali che nel volgere di un giorno hanno cambiato la vita di 80 famiglie». —
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