Sicurezza
Il giostraio disperato «Non lavoro da mesi»
SAN MINIATO
Fondamentalmente è dallo scorso anno che non lavora, perché la sua categoria - quella dei giostrai - è stata tra le prime a fermarsi. E non è più ripartita, salvo rare eccezioni. Niente più giostra che gira, bambini che non salgono più e incassi che precipitano. Qualche mese fa tirava a campare in una piazzola a Castelfranco di Sotto, che quando andava bene riusciva ad incassare 10 euro al giorno. Una cifra che comunque non copriva nemmeno le spese per tenere accesa l’attrazione, figuriamoci per mettere insieme due pasti caldi. Fra chiusure e paure, nessuno voleva più salire sulla sua giostra. Manolo Gerardi, giostraio pontederese di 49 anni, adesso si trova col fratello all’interporto di San Donato, insieme ad un altro gruppo di operatori di questo settore che stazionano in quell’area in attesa di tempi migliori.
I giostrai, infatti, sono stati nuovamente messi forzatamente a riposo dalle ultime strette dei decreti governativi, allo scopo di evitare assembramenti e quindi situazioni di contagio. Solo che se è vero che attorno alle giostre ci si può assembrare, è altrettanto vero che senza lavorare (e quindi incassare) è difficile sopravvivere.
«Da febbraio – racconta Gerardi – ho ricevuto soltanto 600 euro e so di tante persone che la cassa integrazione non l’hanno vista nemmeno col binocolo. Ma noi non vogliamo sussidi, vogliamo soltanto poter lavorare. Siamo disposti a far tutto, perché la voglia di impegnarci non ci manca. Adesso, invece, siamo abbandonati in un parcheggio e nessuno ci considera, se non per chiederci utenze e bollette».
La situazione, se possibile, si è aggravata dalla prima fase della pandemia «O si muore di Covid o di depressione – continua Manolo Gerardi – Cosa dobbiamo fare, andare a rubare per mangiare?».
Quella del giostraio una delle tante voci di lavoratori falcidiati dalla crisi da Covid che da mesi ormai sta distruggendo l’economia di tantissime famiglie. Storie di disperazione che sperano di ottenere un sostegno vitale.
Lo sfogo di Gerardi, che ha dovuto anche prendere un piccolo prestito per sopravvivere in questi mesi, va avanti: «Siamo in una situazione disperata, per lo Stato siamo l’ultima categoria. Chiediamo soltanto di avere la dignità di lavorare: andremo a Firenze a protestare ma credo che cambierà poco perché per il Governo siamo l’ultima ruota del carro. Se non possiamo lavorare come giostrai, ci diano una mano per fare altro. Perché così si muore da invisibili, nell’indifferenza». —
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