Gioco
Dalle protesi al Covid rivoluzione-bis all’ospedale: arrivati i primi cinque pazienti
Per la seconda volta nel 2020 il San Pietro Igneo si trasforma in “satellite” del San Giuseppe per curare i casi meno gravi
FUCECCHIO
Il San Pietro Igneo di Fucecchio è tornato ad essere ospedale Covid di appoggio alla “nave madre” del San Giuseppe di Empoli.
I locali di piazza Lavagnini, infatti, sono stati riconvertiti per la seconda volta al servizio di degenza, in particolare dedicato al livello di cure intermedie (cioè chi ha sintomi, necessità di una supervisione medica e di assistenza ma non della terapia intensiva).
Trenta i posti letto a disposizione, di cui 5 sono già occupati da ieri (primo giorno di riconversione da polo d’eccellenza della chirurgia artoprotesica a struttura "low care"). La decisione del nuovo assetto, in accordo con l’amministrazione locale, è di circa una settimana fa ed è dovuta al progressivo andamento dell’epidemia e la necessaria integrazione con gli altri presidi della rete ospedaliera della zona che abbraccia l'Empolese, il Valdarno inferiore e la Valdelsa.
Nei mesi scorsi, durante la fase acuta della pandemia, questa scelta strategica ha permesso un efficace e tempestivo supporto alle criticità emerse sul territorio, dando respiro al San Giuseppe di Empoli. Che ci sia bisogno di strutture di appoggio al nosocomio empolese lo dimostra il fatto che da subito sono arrivati i primi pazienti da seguire nel percorso verso la guarigione definitiva. L’esperienza maturata in questi mesi ha portato a ripensare la funzionalità di un’assistenza ospedaliera integrata:la stretta collaborazione tra i presidi ospedalieri, ognuno nella loro rispettiva funzione, ha permesso infatti di gestire con grande professionalità degli operatori la fase epidemica e di garantire adeguata assistenza sanitaria a tutto il territorio di riferimento.
L’attività chirurgica programmata del centro artoprotesico di Fucecchio è stata spostata su altre strutture della rete ospedaliera in funzione della temporanea rimodulazione dei suoi spazi a supporto degli altri presidi territoriali, garantendo inoltre parte dei posti letto dedicati alle cure intermedie e all’attività riabilitativa di pazienti Covid positivi.
Questo modello, già attuato nella prima primaverile dell'epidemia, aggrega ulteriori funzioni di ricovero, integrate in modo da gestire i pazienti sotto diversi profili di assistenza.
D’altronde l’Hub di riferimento, il San Giuseppe di Empoli, ha già molti reparti popolati da pazienti Covid positivi e per questo necessita di prendere fiato e concentrarsi su quelli a più alta complessità (tipicamente chi è ricoverato in rianimazione). —
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