Gioco
I familiari si opposero due volte alle richieste di archiviazione
La Procura non aveva ravvisato profili di responsabilità Il gip aveva disposto prima nuove indagini e poi il processo iniziato nel 2018
grosseto
Il procedimento penale per la tragedia del ponte di Marsiliana aveva attraversato due richieste di archiviazione.
La prima nel settembre 2014. In questa circostanza non erano state riscontrate responsabilità penali per l’alluvione del 12 novembre del 2012 che sconvolse la zona sud della Maremma (non solo Marsiliana), causando complessivamente sei morti. Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi aveva raccolto le conclusioni delle indagini delle forze dell’ordine e sopratutto quelle delle due consulenze fatte svolgere agli specialisti. Un fascicolo composto da tre faldoni ma anche e soprattutto dagli allegati scientifici. Per un anno e mezzo circa erano stati al lavoro i docenti del Politecnico di Milano, coordinati dal professor Enrico Larcan, capo del dipartimento di ingegneri idraulica, e quelli dell’Università di Pisa. Nessuna responsabilità per la morte dei tre tecnici Enel, e delle altre tre vittime. I legali dei familiari delle vittime si erano opposti, a novembre il gip Marco Bilisari aveva ordinato nuove indagini, precisando che per il crollo del ponte «è ravvisabile una risicura negligenza sull’insufficiente chiusura della strada», e ordinando l’iscrizione nel registro degli indagati di Umberto Tozzini e Gian Paolo Conti.
Nel settembre del 2015, la Procura aveva chiesto nuovamente l’archiviazione. Il pm aveva fondato la sua convinzione sulla ulteriore relazione fatta svolgere ancora al professor Larcan, che aveva risposto alle sei domande formulate dal giudice. L’alluvione del 2010, aveva detto l’esperto, non è paragonabile con quella del 2012: impossibile quanto errato scientificamente prendere come punto di riferimento i dati della piena di due anni. I familiari si erano nuovamente opposti. E a gennaio 2016 il medesimo gip aveva disposto l’imputazione coatta per Conti e Tozzini. A giugno di quello stesso anno il rinvio a giudizio, a novembre la prima udienza con l’ipotesi di omicidio colposo, in cooperazione colposa. Di fatto i primi testimoni erano stati sentiti nel 2018, dopo l’unificazione con un secondo procedimento nei confronti di Luciano Machetti (deceduto nel luglio 2019 - stralcio e dichiarazione di non doversi procedere), Massimo Luschi e Renzo Ricciardi. Il primo fascicolo per le presunte violazioni in materia di segnaletica, il secondo per le presunte omissioni di lavori. Nel marzo successivo la citazione dei responsabili civili, a luglio le prime testimonianze, alcune delle quali particolarmente drammatiche, come quelle sulla ricostruzione delle ultime telefonate. L’udienza dell’8 ottobre scorso era stata dedicata alle conclusioni, quelle della Procura, quelle delle parti civili, quelle dei difensori. Il giudice aveva fissato a ieri l’udienza per repliche e lettura del dispositivo. —
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