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dopo le restrizioni  

Palio di Buti fermato dal Covid «Niente corsa a gennaio»

a.q.
Palio di Buti fermato dal Covid «Niente corsa a gennaio»

Capienza massima lungo il percorso ridotta da quattromila a mille spettatori «Così è impossibile sostenere i costi». Date alternative a marzo o settembre

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BUTI

Le misure anti-coronavirus comunicate dal governo del premier Giuseppe Conte domenica sera tagliano le gambe al Palio di Buti. Escluso, quindi, che si corra a gennaio. La speranza è di poter recuperare la manifestazione storica già a marzo oppure nel mese di settembre.

La conferma arriva dal sindaco Alessio Lari, il quale spiega che per «le norme anti-Covid la corsa di gennaio è rimandata, sperando di poterla recuperare nel corso del 2021». Ma ad ammettere che, per adesso, il palio resta congelato è anche Franco Stefani, il presidente del Seggio di Sant’Antonio, l’associazione che organizza l’evento: «Purtroppo non è pensabile di poterci mettere al lavoro per il Palio a gennaio. Le restrizioni imposte dal governo parlano di un massimo di mille persone presenti a manifestazioni all’aperto. E con un numero del genere i costi di gestione diventerebbero improponibili».

Da un lato ci sono i costi fissi per l’allestimento del percorso tra terra, protezioni, tribune e maxi schermo che superano di gran lunga i 50mila euro. Dall’altro abbiamo i contributi versati normalmente dalle contrade all’organizzazione della corsa, ricavati da sagre e cene che negli ultimi mesi sono state cancellate proprio per l’emergenza sanitaria in atto. Nel mezzo, poi, si registrano gli aiuti economici che da sempre arrivano dalle sponsorizzazioni delle aziende locali. E che quest’anno saranno fatalmente ridotti a causa della crisi causata dalla diffusione del coronavirus.

«Davanti a uno scenario del genere – riprende Stefani – è impensabile cominciare a mettere in moto la macchina organizzativa. A cose normali, la capienza lungo il percorso del Palio di Buti è tra le tremila e le quattro mila persone. Per rientrare dei costi ci bastano tra i duemila e i duemilacinquecento spettatori. Ma il limite di mille ci taglia le gambe. Meglio pensare a date alternative».

Una potrebbe essere marzo, ma serve una condizione ben precisa. «Come si dice a Buti – dice ancora il presidente del Seggio di Sant’Antonio – se trovano la pasticchina...».

Il riferimento è al vaccino anti-coronavirus di cui si sente un gran parlare da settimane. «Se arrivasse la buona notizia del vaccino – prosegue Stefani – potremmo pensare di correre a marzo, prima che il calendario dei palii diventi superaffollato. Oppure una soluzione alternativa sarebbe quella di far disputare le corse dei cavalli a settembre. Questa opzione è caldeggiata dalle contrade, perché avrebbero modo di organizzare gli eventi con cui riescono a incamerare risorse economiche da investire nel Palio. Ma correre a settembre vorrebbe dire allestire il percorso ad agosto e questo per noi del Seggio vorrebbe dire trovare soluzioni organizzative non facili da mettere in pratica. Ad ogni modo siamo pronti a partire. Ma in questo clima difficile preferiamo attendere tempi migliori». —



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