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Pontedera

duello legale sulla confisca del patrimonio immobiliare 

«Il podere Cincinnato è stato acquistato anche con i soldi dell’Asl»

p.b.
«Il podere Cincinnato è stato acquistato anche con i soldi dell’Asl»

I difensori degli Zuka: abbiamo dimostrato che i flussi di denaro furono regolari e tracciabili, l’Azienda sanitaria versò 80mila euro alla famiglia

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Un’enclave che per l’accusa è la base di un clan che spesso entra nel perimetro del codice penale. Per la difesa è, al contrario, un compound dove ha messo radici una famiglia, gli Zuka, all’epoca in fuga dalla guerra.

Si discute dal 2008 se il podere Cincinnato è un bene acquistato con il ricavato di traffici illeciti e quindi un bene da confiscare. O, in alternativa, se quella proprietà fatta di case e terreni è frutto di un investimento messo insieme con risparmi e vendite immobiliari possedute nell’ex Jugoslavia. Un patrimonio immobiliare pagato sui 600mila euro.

A distanza di 12 anni dalla prima richiesta di sequestro e confisca da parte della Procura pisana, il tema è ancora oggetto di discussioni davanti al Tribunale. Ieri l’ennesima udienza di fronte al Riesame (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) con il pm Flavia Alemi che ha chiesto la conferma della misura di prevenzione e i legali degli eredi (almeno otto) della coppia che comprò il podere a ribadire le ragioni del no alla confisca. Sono intervenuti gli avvocati Marco Meoli, Alberto Marchesi e Alessio Tognoni.

Se Meoli ha sottolineato l’assenza di reati contestati agli Zuka, dal capostipite agli eredi, tra quelli per i quali la legge fa scattare la confisca, il collega Marchesi ha messo in fila una serie di elementi tesi a dimostrare l’origine dei soldi per acquistare il podere.

«Abbiamo individuato i canali attraverso i quali sono arrivati soldi dall’estero – ha spiegato il legale –. Ci sono persone pronte a testimoniare. Ci sono bonifici e vaglia postali. C’è la vendita di tre unità immobiliari nell’ex Jugoslavia. I proventi per l’acquisto del podere Cincinnato sono tracciati. Nessun illecito all’origine dei fondi».

L’avvocato ha poi ricordato che nel contesto dell’epoca, al tempo del progetto “Città sottili”, ci fu anche il coinvolgimento dell’Asl.

«Nell’ambito del piano di reinserimento di quelli che allora erano profughi di guerra, l’Asl contribuì all’acquisto del podere con 80mila euro» ha dichiarato il difensore. Il Riesame si è riservato di decidere sulla confisca del simbolo residenziale degli Zuka. —



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