Il Tirreno

Pontedera

“libertà per patrick zaky” 

Detenuto in Egitto, dipinto di Bruchi esposto da Nardella

DANILO RENZULLO
Detenuto in Egitto, dipinto di Bruchi esposto da Nardella

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PONTEDERA

Sorridente e con le braccia incrociate. Pochi colori e tante sfumature. Toni grigiastri che si mescolano in un’opera che diventa un inno alla vita e alla libertà, ma che vuole evidenziare anche le tante ombre di un arresto, quello di Patrick Zaky, ancora contornato da tante ombre.

Da alcuni giorni, imponente, campeggia nello studio di Palazzo Vecchio del sindaco di Firenze, Dario Nardella, il dipinto digitale realizzato dal 36enne di Volterra, Nico Bruchi, in arte Lopez, direttore artistico del gruppo creativo pontederese Elektro Domestik Force, con cui il Comune del capoluogo toscano ha aderito alla campagna lanciata da Amnesty International Italia per chiedere la liberazione dello studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto in Egitto con l’accusa di propaganda sovversiva su Facebook. L’opera, un dipinto digitale stampato su cartone da un’azienda fiorentina, riprende una delle due foto dello studente e ricercatore 27enne che da mesi sono diventate lo “strumento” con il quale il mondo politico, sociale e studentesco chiede la scarcerazione di Zaky. Sulla maglia la rivendicazione che il Paese nordafricano continua ad ignorare: “«Libertà per Patrick Zaky”.

Un appello, ma non solo, quello che da alcuni giorni fa da sfondo alla scrivania del sindaco Nardella. L’opera diventa infatti anche un monito, una presa di posizione netta contro le ingiustizie e la privazione, immotivata, delle libertà personali. «L’augurio è che questo ragazzo possa essere liberato quanto prima mettendo fine a questa abominevole vicenda – dice l’artista –. L’opera vuole essere anche un inno alla libertà. Col nostro lavoro e la nostra arte cerchiamo di mandare un messaggio per la promozione della cultura della nonviolenza e a difesa dei diritti e delle libertà individuali. Il nostro vuole essere anche un modo per risvegliare le coscienze, soprattutto quelle di chi non ha la capacità empatica nei confronti di chi sta subendo violenze e soprusi». —



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