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Resta ancora chiusa la “Pirandello” manca l’esito di 236 tamponi

Resta ancora chiusa la “Pirandello” manca l’esito di 236 tamponi

Odissea di un genitore di Ponsacco: per un raffreddore di tre giorni il figlio di 17 anni da due settimane è a casa in attesa del test

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casciana terme LARI

Resta ancora chiusa la scuola media di Lari, in attesa di conoscere l’esito dei tamponi che sono stati effettuati a 236 studenti, su richiesta dell’Asl Toscana Nord Ovest dopo che in una sola classe della scuola “Pirandello” ci sono stati nove alunni positivi. Da venerdì sera la didattica in classe è stata sospesa. Oltre alle quarantene disposte nella classe con i nove casi positivi al Covid-19, tutti gli altri bambini sono rimasti per eventuali lezioni con didattica a distanza. L’Asl ieri mattina ha comunicato che le risposte dei tamponi sarebbero state comunicate nella giornata. Ma alle 20 non erano ancora arrivate e di conseguenza l’istituto e il sindaco non hanno potuto rivedere le decisioni prese tra venerdì e sabato.

Da più parti, visto l’aumento dei casi, vengono segnalati ritardi nella consegna dei referti dei tamponi. Nelle scuole, in modo particolare, la situazione è abbastanza complessa. Alla scuola media Curtatone di Pontedera ci sono ragazzi che sono stati messi in quarantena la scorsa settimana e che ancora non sono stati chiamati per il tampone. La quarantena rischia di concludersi prima che ai bambini sia stato fatto il test per capire se in classe sono stati contagiati.

Dopo i casi segnalati a Vicopisano, Santa Maria a Monte e Bientina, è un genitore di Ponsacco a raccontare l’odissea affrontata dalla sua famiglia, sempre per la storia dei test per accertare la malattia.

«Tutto comincia il 26 settembre. Mio figlio torna a casa da scuola con un po’ di raffreddore. Il pomeriggio stesso a Ponsacco facevano i tamponi sierologici: mio figlio decide di farlo. Alle 18 andiamo a Ponsacco, ci danno il numero 230, ma alle 18.50 ancora siamo al numero 30, allora decido di chiamare la guardia medica, per sapere come comportarsi. Il medico, senza tanti giri di parole, dice che dovrà fare il tampone. Il lunedì seguente, ovviamente senza andare a scuola, chiamiamo il nostro medico di famiglia, il quale invia subito la richiesta per effettuare il tampone. Da qui parte l’odissea. Abbiamo fatto chiamate, solleciti, abbiamo contattato perfino la Regione. Ma niente, c’era solo da aspettare. Poi, quando erano passati quasi 14 giorni, praticamente i giorni di quarantena, venerdì 9 ottobre veniamo chiamati per fare il tampone. Ora siamo in attesa delle risposte, che anche queste ultime dovevano essere consegnate nell’arco delle 48 ore. Ora io mi chiedo se tutto questo sia giusto. Un ragazzo di 17 anni che sta perdendo un sacco di giorni di scuola per essere stato corretto, senza aver avuto contatti con positivi, solo per un raffreddore durato 3 giorni». Probabilmente nello sfogo di questo genitore si riconosceranno anche altre famiglie. Ormai non c’è scuola della provincia che non debba misurarsi con persone che vengono trovate positive al Covid e spesso le risposte che trovano non sono rassicuranti. —

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