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Covid, scatta la paura e la caccia al positivo. I sindaci dell'Alta Valdera: "Serve la collaborazione di tutti"
Nel territorio 32 contagiati e almeno 200 persone in quarantena o isolamento: «Situazione ancora sotto controllo, ma...»
PECCIOLI. In questi giorni il caso simbolo è quello di Chianni. La chiusura della scuola dell’infanzia di via Rossi per la positività di un bambino è solo la punta dell’iceberg. In Alta Valdera come in Toscana e nel resto d’Italia la pandemia da coronavirus riprende vigore. Quattro i casi a Capannoli, sei a Chianni e Peccioli, sette a testa a Palaia e Terricciola, mentre Lajatico è a quota due. Alle 32 persone positive si aggiungono almeno duecento persone in quarantena o isolamento volontario. Gran parte dei contagi e dei contatti con casi positivi è riconducibile a cluster esterni al territorio. Molti, ad esempio, sono collegati a viaggi o alla riapertura delle scuole superiori a Pontedera e Volterra. Sono pochissimi i casi di persone in ospedale e nessuno è ricoverato in rianimazione. Tuttavia il Covid-19 è presente, fa paura e mette in difficoltà i sindaci chiamati, come autorità sanitaria locale, «a gestire una situazione che di giorno in giorno diventa più complessa» e a cui si aggiunge il «rischio stigma sociale per i malati che vivono in piccole comunità».
«Se nella fase del lockdown i centri piccoli erano avvantaggiati, con gli spostamenti siamo tutti esposti al rischio», sottolinea Giacomo Tarrini, sindaco di Chianni obbligato a chiudere la scuola dell’infanzia nel suo territorio: «In attesa dei tamponi ai compagni di classe dell’alunno trovato positivo, la scuola resterà chiusa per almeno dieci giorni – sottolinea –. La situazione è complessa soprattutto per le scuole superiori: mentre siamo certi che negli istituti siano rispettate le regole anti-contagio, quando i ragazzi vanno in strada e utilizzano i bus si rischia di vanificare gli sforzi fatti».
«I numeri ci lasciano ancora tranquilli, ma l’aumento c’è e per l’Asl e i Comuni crescono le difficoltà di tracciamento per le quarantene – rivela Mirko Bini, sindaco di Terricciola –. Ci attendono giorni difficili. Serve una mano da parte dei cittadini. Ognuno ha una propria vita, ma dobbiamo tutelare i più fragili. Mi preoccupa il fatto che molti non percepiscano l’importanza di evitare comportamenti a rischio».
«Il momento richiede una responsabilità tanto personale quanto collettiva – aggiunge Marco Gherardini, primo cittadino a Palaia –. C’è l’abitudine a mascherine, distanziamenti e igiene, ma è il momento di non fare passi indietro. Dobbiamo superare questa fase critica e serve che ognuno faccia la propria parte con la massima collaborazione».
Una collaborazione «resa complessa dalla confusione nella gestione, anche della comunicazione – è la preoccupazione di Renzo Macelloni, sindaco di Peccioli –. Il virus purtroppo c’è, va gestito ma ci sfugge quale sia la logica della gestione. Serve capire come giocare questa partita dal punto di vista operativo e, soprattutto in piccole comunità, evitare la caccia alle streghe».
Una caccia al positivo che è già partita a Capannoli: «La situazione è già di per sé complicata e questi comportamenti sono inaccettabili – ribadisce la sindaca Arianna Cecchini –. Chiedo ai miei concittadini di avere rispetto per le persone malate e di continuare a pensare a portare la mascherina ed evitare assembramenti».
Il rischio dello stigma sociale è avvertito anche dal sindaco di Lajatico. «Per ora noi siamo a quota due casi – conclude Alessio Barbafieri –. Siamo ottimisti ma il rischio c’è e bisogna conviverci. Deve esserci sempre grande attenzione, anche nei piccoli comuni».
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