Gioco
«Io non ci vado nel posto dove l’hanno ammazzato Pensavo fosse andato a comprarsi le scarpe»
Il fratello: «Mamma mi chiede quando andiamo a trovarlo in ospedale Non capisco chi può aver ucciso un pover’uomo. Non dormo più»
dolore e domande
«Non ci vado dove l’hanno ammazzato. Non ci sono andato finora e non ci andrò. Mi è bastato vedere le foto su internet». Da quattro giorni Roberto non c’è più. L’hanno massacrato a coltellate sull’argine dell’Arno a Castelfranco. E il vuoto si fa sentire nell’appartamento di via Battisti a Fucecchio e nel cuore di suo fratello Gilberto. Che riavvolge continuamente il nastro degli ultimi giorni, lo guarda e lo racconta con la rabbia di chi non riesce a darsi una spiegazione di fronte a tanta violenza. Con il passare dei giorni l’onda del lutto ha sovrastato l’impeto di un carattere vulcanico, con la commozione che talvolta rompe la voce.
Accanto al sessantunenne c’è il suo avvocato. Mamma Santa, novantenne, sta riposando. «Ogni tanto mi chiede quando andiamo all’ospedale a trovare Roberto». Gilberto vuole risparmiarle il più grande dei dolori.
E torna con la mente agli ultimi giorni vissuti al fianco del fratello: «Ve lo ripeto: aveva questa “malattia” di andare a camminare. Non aveva amici a Fucecchio, aveva solo me. A volte sono andato con lui, ma poi l’anno scorso ho avuto un grave incidente a una gamba... E comunque non frequentava bar, cinema, discoteche. Non faceva nient’altro questo povero ragazzo». Che però non aveva neanche nemici: «Ma no. L’unica cosa che mi aveva raccontato negli ultimi tempi è che qualcuno gli rompeva le scatole dicendogli di portare la mascherina. E lui mi diceva che “se dicono alla televisione che non è obbligatoria all’aperto, chi sono queste persone per dirmi queste cose?”. Era aggiornato, seguiva i tg. E da giovane aveva anche giocato a pallone a Firenze, nelle giovanili. Ha abbandonato quando è arrivato tra gli adulti, perché dicevano che erano troppo violenti».
Ma quella violenza che lui detestava e che aveva tenuto al di fuori della sua vita per 53 anni, l’ha ucciso una domenica mattina di fine settembre, a due passi dall’argine dove andava abitualmente a camminare, in via dei Tavi a Castelfranco: «Non so darmi una spiegazione: perché ammazzarlo? O ha trovato un ubriaco, o ha trovato un drogato, oppure un pazzo». Che si è scagliato contro un uomo pacato oltre che solitario: «Lui lo sa e lo può confermare – dice Gilberto indicando l’avvocato – quando ho avuto delle discussioni con i vicini, Roberto era quello calmo, che mi portava via». Il possibile movente che ha spinto la mano dell’assassino a infierire sul corpo di suo fratello minore, è un chiodo fisso per Gilberto: «Ma cosa gli avrà fatto mai quel pover’uomo per ammazzarlo? Non toccava nulla, se c’è una proprietà privata non c’entrava. Sono sicurissimo».
E la mente va inevitabilmente alle ultime parole scambiate col fratello: «Domenica mattina abbiamo fatto colazione insieme. Poi mi ha chiesto se doveva andare a fare la spesa, gli ho detto che non ce n’era bisogno. “E allora vado a farmi una girata”, mi ha detto».
Erano circa le 8, due ore dopo Roberto è stato trovato morto in via dei Tavi, a sette chilometri di distanza da casa sua: «Era uno spirito libero, il suo difetto è che era solitario. Non si era fatto amici qui (dove la famiglia, originaria di Firenze, si è trasferita nel 2010, ndr). In dieci anni ha sempre fatto questo: o andava a fare la passeggiata o stava in casa. E non era sui social. Ma non puoi fargliene una colpa». Insomma, si torna sempre al punto di partenza: «Andava via da solo e tornava da solo, lo vedevo spesso dalla finestra. Che cosa può avere fatto? È stato massacrato e quando ci penso mi sento male. Non dormo più la notte, sto diventando pazzo». E poi spiega perché ha atteso così tante ore, domenica scorsa, prima di denunciare la scomparsa (le 19 circa): «Speravo che tornasse. Un paio di giorni prima mi aveva detto che aveva sentito dire che apriva un negozio di scarpe a Montelupo. Lui ci stava dietro, ne consumava tante paia e le comprava di marca, perché le altre gli duravano poco. Nel mio cervello mi son detto “può essere andato lì e magari ci ha trovato tanta gente”. Aspetta, aspetta... si è fatta l’ora di cena: non l’aveva mai fatto di stare fuori così tanto e a quel punto ho preso il telefono e ho chiamato il pronto soccorso, ma non gli risultava nessun Roberto Checcucci. A quel punto ho chiamato i carabinieri». –
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