Gioco
L’ex “casa” degli aspiranti preti accoglie pellegrini e poveri
Taglio del nastro per la prima parte dei lavori al palazzo del Seminario Il vescovo: «Un esempio di Chiesa dalle porte aperte come vuole il Papa»
SAN MINIATO
I seminaristi, ormai, non calcano più i lunghi corridoi lungo i quali sono incastonate le vecchie cellette, in disuso dagli anni ‘70. Ma il palazzo del Seminario, “salotto buono” di San Miniato e scrigno di pregio sul piano storico e architettonico, ha ormai intrapreso una nuova strada di apertura al mondo. Una nuova via che è stata inaugurata ieri mattina alla fine dei lavori di ristrutturazione della facciata e di parte degli interni, al primo piano.
Una nuova vita e nuove funzioni che nascono da un laboratorio di studio fortemente voluto dal vescovo Andrea Migliavacca, e dal quale è emersa un’indicazione: «L’orizzonte ampio di utilizzo dei locali dovrà essere quello dell’ospitalità». L’intervento finora è costato 42mila euro per i lavori più delicati, quelli di restauro dei tanti “medaglioni” affrescati della facciata. Per il secondo lotto, in fase di completamento, è stato chiesto un contributo alla Fondazione per 90mila euro. Per i lavori dedicati allo spazio accoglienza è prevista una spesa di 280mila euro, mentre i locali consultorio familiare, attualmente a Montopoli ma da spostare nel medesimo palazzo, costeranno 140mila euro. Proprio per questi due lavori il contributo chiesto alla Crédit Agricole è stato di 80mila euro. È stato inoltre installato un nuovo ascensore.
Per i lavori fatti e previsti, 350mila euro arriveranno dalla Diocesi e da numerose donazioni. Presenti ieri all’inaugurazione con il responsabile della direzione regionale della Banca Massimo Cerbai, il presidente della Fondazione Antonio Guicciardini Salini oltre al sindaco Simone Giglioli e alle funzionarie della Soprintentenza di Pisa e Livorno Mariagrazia Tampieri e Chiara Travisonni. «Per noi alla fine c’è qualcosa di più importante delle mura – ha precisato il vescovo durante la presentazione del progetto di restauro, avvenuto per l’occasione fra gli antichi scaffali della biblioteca del seminario – ovvero la creazione di quella Chiesa dalle porte aperte di cui ci parla anche papa Francesco. Porre attenzione ad un edificio significa porre attenzione alla pastorale, a chi abita oggi il seminario, ai suoi volti. Con l’inaugurazione di oggi vogliamo fare proprio questo». Gli interventi condotti finora al primo piano sono serviti a trasformare il settore orientale del palazzo in una foresteria dedicata all’accoglienza dei pellegrini e di persone con disagio sociale: si tratta di un’area dove dalle antiche celle dei seminaristi sono state ricavate camere con servizi indipendenti, cucina e sala di ristoro comune. Uno spazio, che è stato intitolato alla memoria di monsignor Paolo Ghizzoni, vescovo di San Miniato dal 1972 al 1986. —
Nilo Di Modica
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