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Morta l’imputata, fine del processo per truffa

pietro barghigiani
Morta l’imputata, fine del processo per truffa

In udienza la lettura della sentenza di estinzione del reato. Da direttrice delle Poste aveva fatto sparire 800mila euro

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MONTOPOLI. Un certificato di morte per chiudere uno tsunami personale. Ma che con il senno di poi non è stato niente rispetto a quello che il destino le aveva riservato. Un passaggio burocratico di pochi minuti ieri pomeriggio ha chiuso in Tribunale un processo per truffa con la formula del reato estinto per morte del reo.

Il caso era quello di Orietta Bartoli, la sessantenne di Capanne da tempo ex direttrice delle poste di Montopoli Valdarno a giudizio per truffa e falso con l’accusa di aver fatto sparire 800mila euro di 22 risparmiatori. Tutti risarciti da Poste Spa che a sua volta si era costituita parte civile.

Diverse le udienze in cui, al netto della prescrizione per alcuni episodi, si era cercato di ricostruire passaggi di soldi e responsabilità dell’imputata, difesa dall’avvocato Sergio Martelli. Bartoli aveva disertato le udienze giustificando le assenze con seri problemi di salute. Non erano scuse. La malattia nel corso dei mesi l’aveva debilitata imponendole un riposo assoluto fino alla resa definitiva. La scomparsa della donna è arrivata a processo in corso con la malattia che ha corso più veloce dei tempi della giustizia. Ieri pomeriggio in apertura di udienza l’avvocato ha prodotto il certificato di morte della sua assistita. E il giudice, Antonella Frizilio, dopo una breve camera di consiglio ha pronunciato il verdetto di «estinzione del reato per morte del reo». La donna nell’ottobre 2014 fa si ritrovò al centro di un caso capace di gettare nella disperazione parecchi correntisti del piccolo ufficio postale. Una fiducia tradita con il carico di dolore per la perdita dei risparmi di una vita. I primi riscontri sugli ammanchi diventarono una slavina per volume di denaro e contesto paesano. Almeno 22 correntisti alla fine scoprirono di essere stati alleggeriti dalle operazioni ritenute truffaldine messe in atto dalla direttrice alla quale avevano affidato i loro risparmi. Un sistema iniziato nel 2008 e che solo alla fine del settembre 2014 venne alla luce grazie a una casualità. L’ingranaggio si inceppò quando la nipote di una cliente delle poste di Montopoli si recò in un ufficio a Castelfranco di Sotto per eseguire un’operazione. Chiese notizie sulla situazione contabile all’impiegata e nel giro di qualche minuto venne informata che sul conto della parente c’erano molti meno soldi di quanto risultava alla titolare. Fu l’inizio dell’inchiesta e la fine professionale di Bartoli, accompagnata nel suo calvario giudiziario dall’insorgere di una malattia che l’ha condannata senza possibilità di appello.

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