Gioco
Il banco di Luca resta vuoto: non c’è l’insegnante di sostegno. Lo sfogo della mamma
Pisa, nonostante da giorni si sia cucito addosso il grembiule come una seconda pelle, spinto dalla frenesia di iniziare l’avventura alla primaria, la scuola non è stata in grado di mettere un insegnante a disposizione di un bimbo affetto dalla sindrome di Down
PONTEDERA. Luca oggi non andrà a scuola. E probabilmente neanche domani. Nonostante da giorni si sia cucito addosso il grembiule come una seconda pelle, spinto dalla frenesia di iniziare l’avventura alla primaria. Guarda il nuovo astuccio, controlla e ricontrolla che sia tutto al suo posto. E lo rimette nello zaino, con l’emozione che accompagna le vigilie più attese nella vita di tutti noi e che fa battere forte il cuore.
Luca (il nome è di fantasia), è un bimbo di Pontedera, affetto dalla sindrome di Down. Ieri la sua mamma ha dovuto dargli una notizia brutta: la Scuola, quella con la “s” maiuscola, quella che dovrebbe accogliere tutti, quella che lui sognava da mesi, non ha posto per lui. La Scuola (intesa nel senso più ampio del termine, dal Ministero in giù, con l’Ufficio scolastico provinciale che non ha ancora effettuato le nomine dei docenti di sostegno) non è stata in grado di mettergli a disposizione un insegnante tutto dedicato a un bambino di sei anni così speciale.
Sì, va bene, il Covid ha reso tutto difficile. Far filare tutto liscio fin dal primo giorno è impossibile; i servizi avranno bisogno di rodaggio, la didattica troverà tanti ostacoli. E poi le mascherine, il distanziamento e tutto il resto. Sarà dura per tutti. Ma non per Luca (e per tanti altri Luca in tutta la provincia), che in qualche modo è stato escluso. E tutti quei nodi possono rappresentare delle attenuanti ma non sono giustificazioni. Anche lui aveva il diritto di sentire il suono della prima campanella.
«Avevo chiesto di fargli fare un altro anno di asilo – racconta la mamma –. Perché non lo vedevo ancora pronto per la scuola. Ma medici e istituto mi hanno rassicurata, mi hanno convinto a iscriverlo alla primaria, con la promessa che sarebbe stato seguito nel migliore dei modi. E così ho fatto».
Era gennaio. Poi sono arrivati la pandemia, il conseguente lockdown e la corso estiva contro il tempo per adeguare i plessi alle normative e ripartire, seppur faticosamente e tra mille incognite: «Dieci giorni fa ho partecipato alla riunione dei genitori con la preside. Ho chiesto come avrei dovuto comportarmi con mio figlio, quali erano le indicazioni». E il cuore di mamma si è spezzato: «Mi è stato risposto che c’è soltanto un insegnante per 14 disabili e che sarei stata convocata per discutere la situazione. Ma per giorni non ho sentito più nessuno, nonostante le mie richieste. Venerdì mattina, io e il mio compagno abbiamo preso permesso da lavoro, ma abbiamo atteso la preside inutilmente perché era impegnata nel consiglio d’istituto».
Il giorno dopo la mamma di Luca è stata contattata dalla responsabile del sostegno: «Mi ha detto che almeno per lunedì e martedì sarebbe stato meglio lasciare mio figlio a casa».
Non c’è posto per Luca. O meglio, c’è. Ma al pari di tutti gli altri: «Questo è impensabile. Sta iniziando a parlare ora e non posso rischiare che subisca il minimo trauma, che può derivare anche da un rimprovero fatto nel modo sbagliato. È ipersensibile. Non si può pensare che resti al suo posto fermo e buono, ha bisogno di essere seguito». Ma la Scuola non può farlo: «Ho chiesto alla preside di mettere nero su bianco ciò che mi è stato detto al telefono. Niente da fare. Mi ha risposto che nessuno mi impedisce di portare Luca a scuola, ma che nessuno lo seguirà in maniera dedicata. E domani (oggi, ndr) il mio avvocato invierà una diffida al Provveditorato».
Intanto il banco di Luca resterà vuoto: «E questo mi dispiace tantissimo – spiega la preside – ma non abbiamo nessuna responsabilità: gli insegnanti non sono stati nominati. E così inizieremo l’anno scolastico alla primari a con un docente per 15 disabili. Avevamo aspettato a mettere in allarme la signora, perché speravamo che arrivassero le nomine in extremis, com’era accaduto l’anno scorso. E invece non è stato così. L’unica cosa che ho potuto fare è garantire la compresenza di tutti gli insegnanti: in questo modo avremo una maggiore copertura nelle classi con alunni disabili». —
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