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il caso della discarica 

Mancano solo 24 ore, la Regione dovrà annunciare cosa fare della Grillaia

Alessandro Bientinesi
Mancano solo 24 ore, la Regione dovrà annunciare cosa fare della Grillaia

Il 9 settembre è il giorno che era stato indicato per il ritiro o meno della delibera relativa ai nuovi conferimenti di amianto

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CHIANNI. Mancano soltanto 24 ore. Ultimo giorno, poi la Regione Toscana dovrà rispondere, rendere pubblica la sua posizione sulla discarica della Grillaia. Un silenzio che dura dal 25 maggio scorso, quando la giunta approvò una delibera che dava il via libera al progetto presentato dalla Nuova Servizi Ambiente. La proprietà del sito di Chianni, dopo aver presentato un progetto costato oltre 350.000 euro, era pronta a muovere le ruspe. Ufficialmente per mettere in sicurezza una discarica chiusa 22 anni fa ma che così come è oggi non può restare. La soluzione? Portare per almeno 5 anni almeno una decina di camion ogni giorno pieni di amianto. Stoccarli nel punto rimasto incompleto della collina e poi “sigillare” il tutto. Contro quella decisione si schierò per primo il sindaco di Terricciola Mirko Bini. Anche se territorialmente la Grillaia è nel comune di Chianni, Bini organizzò all’alba di una ripresa della normalità dopo le ristrettezze dovute alla pandemia da Covid-19, un flashmob al quale parteciparono oltre 600 persone. Oltre a Giacomo Tarrini e Alessio Barbafieri, “colleghi” di Chianni e Lajatico. Oltre ai tre consiglieri regionali Pieroni, Nardini e Mazzeo.

Da lì una lunga battaglia per chiedere un passo indietro, formalizzato nel consiglio regionale del 9 giugno scorso: una mozione presentata congiuntamente dai gruppi di Partito democratico, Articolo1 Mdp, Italia Viva, Movimento Cinque Stelle, Sì Toscana a Sinistra e Fratelli d’Italia (Lega e Forza Italia non parteciparono al voto). Da quel 9 giugno tante voci, di sindaci, amministratori pubblici, consiglieri regionali, cittadini e rappresentanti di associazioni di vario genere, si sono fatte sentire. Non sempre sulla stessa linea ma comunque tutti contrari all’arrivo dell’eternit. Ci sono state anche un paio di trattative che, al momento, non hanno ancora dato risultati concreti per far sì che la discarica cambiasse proprietà. In 90 giorni da quel consiglio regionale, la giunta non ha mai parlato e trattato l’argomento. Non l’ha fatto il presidente Enrico Rossi e non l’ha fatto l’assessore all’ambiente Federica Fratoni. L’unica posizione filtrata dallo staff è stata la seguente: «La delibera non verrà ritirata almeno fino al 9 settembre, quando dopo ulteriori verifiche e analisi tecniche, si deciderà il da farsi».

Il sindaco di Chianni Giacomo Tarrini nei giorni scorsi ha sottolineato come una delle ultime speranze per provare a fermare le ruspe sia quella che la giunta ritiri o sospenda la delibera. Cosa che ritiene, però, difficile. Visto che l’organo di governo cambierà e un nuovo esecutivo entrerà tra pochi giorni dopo le elezioni. Per questo ha invitato tutti i candidati a dire la loro. Al momento si è presentata a Chianni solo Irene Galletti del Movimento Cinque Stelle. «La Regione acquisti le quote dal privato e pianifichi la chiusura del sito nel più breve tempo possibile. No all’amianto». Tra i candidati in odore di vittoria Susanna Ceccardi ha prima confermato la sua presenza, poi ha rinviato ma garantisce che ci sarà. Eugenio Giani, invece, al momento non ha ancora fissato un giorno con il suo staff. Anche se quel 9 giugno, giorno fatidico del consiglio regionale, votò a favore della mozione contro la giunta del suo stesso colore politico. —

 

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