Il Tirreno

Pontedera

È boom di nuovi e giovani cercatori «La stagione? Può essere buona»

G.P.

Guido Franchi, vicepresidente dell’associazione che conta 350 soci, illustra progetti e novità nel triangolo d’oro con Palaia e Montaione 

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ambiente e gusto

La pioggia di qualche giorno fa ha diffuso un certo ottimismo fra i tartufai del territorio sanminiatese. Dopo tante settimane di caldo e di siccità prolungata, l’acqua venuta giù fra sabato e lunedì lascia ben sperare per la stagione ormai alle porte. «Se nelle prossime settimane continuerà a piovere ogni tanto e le rugiade mattutine resteranno come quelle degli ultimi giorni, allora potrà essere una buona stagione per il tartufo bianco, compresa fra il discreto e l’ottimale» dice Guido Franchi, vicepresidente e agronomo dell’Associazione tartufai delle colline sanminiatesi, che riunisce circa 350 cercatori ormai pronti a battere boschi e vallate alla ricerca del pregiato bianco. «Per legge la stagione si apre il 10 di settembre – spiega Franchi – ma il tartufo che si trova nei primi giorni è di scarsa qualità. La qualità andrà poi a crescere nelle settimane successive, fino a raggiungere il suo apice tra le fine di ottobre e la metà di novembre».

In testa alle preferenze dei tartufai ci sono i boschi e le colline a sud di San Miniato, all’interno di un fortunato triangolo compreso fra la città della Rocca, Palaia e Montaione: «È da sempre la zona più ricca – dice Franchi – anche se pure il versante della Valdera fino a Volterra non è meno: le aree vocate sono più ridotte, ma certi fondovalle lungo i fiumi e le piccole vallate regalano ottimi tartufi».

Fondamentale è ovviamente la tutela delle aree a vocazione tartufigena, preservando le condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo del pregiato fungo. Per questo l’associazione tartufai di San Miniato è impegnata nell’acquisizione e nella gestione di terreni dove garantire comunque la libera ricerca. «Attraverso accordi con i proprietari – spiega Franchi – prendiamo in gestione alcune aree ad alta probabilità di ritrovamenti, dove ogni nostro associato può andare pagando un piccolo supplemento, in modo da contribuire a quei lavori che per legge devono essere eseguiti nel rispetto delle procedure di sicurezza e quindi affidati a ditte specializzate. Si tratta in particolare di sfalciare rovi e sterpaglie del sottobosco, rimuovere le piante cadute ed effettuare piccoli interventi di regimazione per fa sì che l’acqua non scivoli via dal terreno». Ormai in crescita da alcuni anni, i terreni gestiti dai tartufai vanno dai circa 8 ettari del territorio di Montaione ai quasi 25 di Palaia, mentre parallelamente continua a crescere da diversi anni anche il numero dei nuovi cercatori. «Solo negli ultimi giorni abbiamo avuto 35 nuovi soci – racconta Franchi – mentre l’8 settembre è in programma l’esame di ammissione per i nuovi tartufai. Quello che fa piacere è vedere sempre più volti giovani, tra i quali si contano anche diverse ragazze. È positivo perché dimostrano di avere a cuore l’ambiente». —



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