Sicurezza
Il primario Malacarne: «No terapia intensiva Ecco cosa serve»
VOLTERRA
«La risposta alla richiesta di sicurezza delle cure erogate in ospedale che viene dai territori, non si realizza mettendo terapie intensive nei piccoli ospedali, ma mettendoli in condizione di “stabilizzare” i malati gravi/critici, dotandoli di ciò che è necessario, e rendendo rapido e senza intoppi il trasferimento di quei malati negli ospedali con terapia intensiva». Paolo Malacarne, primario di Anestesia e rianimazione a Cisanello e capolista nella circoscrizione di Pisa di “Sinistra civica ecologista” (che sostiene il candidato alla presidenza della Regione, Eugenio Giani), si inserisce nel dibattito sul progetto di Fondazione Crv e Auxilium Vitae di dotare il Santa Maria Maddalena di un reparto di terapia intensiva con due posti letto.
«La richiesta di una terapia intensiva a Volterra, così come analoghe richieste provenienti da Castelnuovo Garfagnana, Portoferraio, ecc. , nasce dalla legittima rivendicazione da parte della popolazione di una sanità che garantisca sicurezza nelle cure erogate anche laddove per motivi territoriali più si avverte la lontananza da ospedali maggiori». Tuttavia la terapia intensiva è garanzia di sicurezza solo «a determinate condizioni». Illustrate da Malacarne: «Almeno 6-8 posti letto, da utilizzare in modo flessibile (intensivi e sub-intensivi). Un volume di malati gravi trattati ogni anno (non meno di 250-300) tale da garantire la acquisizione ed il mantenimento di competenza/pratica/esperienza clinica e assistenziale da parte del personale; un ospedale dotato di tutte le specialità cliniche e diagnostiche necessarie per curare i malati gravi ricoverati in quella terapia intensiva. Se non ci sono queste caratteristiche, la terapia intensiva diventa garanzia di non appropriatezza clinica (cure sbagliate al malato sbagliato), di mortalità eccessiva, di incapacità nel gestire delicate questioni etiche, oltre che spreco di risorse; chi ci lavora non potrà avere quelle competenze ed quella esperienza necessarie per curare un malato grave».
Semmai, secondo Malacarne, gli ospedali come quello di Volterra devono essere messi nelle condizioni di «stabilizzare il malato critico in 6-12 ore; poterlo trasferire rapidamente in una terapia intensiva attrezzata e adeguata per trattarlo con esperienza e competenza, capacità che mai potranno essere acquisite in terapie intensive sottoutilizzate. Questo salva la vita al malato e questo deve garantire la sanità pubblica, e non dare risposte (o letti farlocchi come quelli della “Fiera di Milano” nel periodo Covid) che aggravano i problemi». —
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