Il Tirreno

Pontedera

Un trait d’union tra passato e futuro che suona bene

Sergio Braccini
Un trait d’union tra passato e futuro che suona bene

Il commento di Sergio Braccini, vicecaposervizio della redazione di Pisa-Pontedera

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Ogni volta che pensiamo a un ponte affiora più o meno volontariamente la capacità evocativo/metaforica del concetto di movimento in continuità tra luoghi e situazioni che apparentemente si oppongono; di conduzione a un altrove, o ad altro. Il solo evocarne l’immagine ci costringe a gettare un link, come si usa dire oggi, tra saperi, conoscenze, culture, capacità; a compiere torsioni del pensiero e a cogliere un’occasione per spingerci oltre le separazioni fra ambiti, siano essi fisici, culturali o cognitivi.

È per questo che niente più dell’idea d’intitolare a Sandro Mazzinghi la passerella che collega il centro al villaggio studentesco ci è sembrata calzante per ricordare, nella sua città, la figura del grande campione di pugilato salito due volte sul trono mondiale. “Ponte Mazzinghi” suona anche bene. Ha una sua efficace musicalità, che trasmette forza e immediatezza, qualità indispensabili nella boxe. E ha anche una robusta valenza simbolica: la vicinanza tra il luogo di nascita di Sandro, il quartiere Bella di Mai, devastato dalla furia dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, non distante dall’accesso al ponte sul lato cittadino, e l’area scolastica, proiettata verso il futuro, votata alla formazione di quei giovani nei confronti dei quali il campione e l’uomo Mazzinghi hanno sempre rivolto attenzione, regalando consigli, mostrando vicinanza e voglia di trasmettere messaggi positivi.

Quel ponte - di cui una rinnovata cura e valorizzazione spetterà all’amministrazione comunale - potrebbe rappresentare il trait d’union tra ere e culture diverse, il camminamento ideale per i messaggi trasmessi da un eroe dello sport che di sicuro non fu un “protetto”, ma conquistò tutto col suo coraggio e con la forza e fu, per certi versi, un autodidatta della sua fama. Per tutti questi motivi ci piace l’idea che a perpetrare la memoria di quel giovane pugile affamato di rivincite partito da Pontedera e approdato sul tetto del mondo, possa essere un’infrastruttura dal valore evocativo, che favorisca nei giovani che ogni giorno l’attraversano un approccio storico e memoriale partecipato e consapevole verso luoghi, figure e comunità significative del territorio di appartenenza. —


 

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