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Pontedera

«Ma che Palio sarebbe stato? Senza abbracciarsi non può esistere»

marco sabia
«Ma che Palio sarebbe stato? Senza abbracciarsi non può esistere»

Il giorno dopo l’annullamento dell’edizione 2020 c’è dispiacere ma anche la consapevolezza delle regole anti-Covid da seguire

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fucecchio

Che Palio sarebbe stato? Sicuramente un evento a metà (ad essere ottimisti). Una serie di occasioni dove la socialità (protagonista del Palio) si sarebbe dovuta arrendere ai dettami del distanziamento sociale.

Il giorno dopo l’annullamento dell’edizione 2020 c’è tanto dispiacere in città ma anche consapevolezza che annullare probabilmente è stato il male minore; d’altronde eventi analoghi sono stati cancellati in tutta Italia, per non scomodare Olimpiadi ed Europei di calcio, rinviati al prossimo anno. Insomma, così è se vi pare (stavolta viene scomodato Luigi Pirandello). È la prima volta che il Palio viene annullato (nel 2001 il cencio non fu assegnato per una serie di problematiche, ma l’evento andò in scena); dal 1981, quando i Fratres inventarono il Palio di Fucecchio, è una (per fortuna) novità. «Dispiace molto – racconta Luigi Cardini, nipote del “padre del Palio” Tommaso Cardini – ma visto l’evolversi dei contagi è stata fatta la scelta giusta dal punto di vista sanitario. D’altronde chi avrebbe controllato l’assenza di assembramenti? Il Palio da fare adesso è quello di rispettare le regole, poi il prossimo anno ne faremo un altro più bello e sentito».

Simone Buti, argento olimpico di volley e torrigiano doc, avrebbe fatto carte false per essere il prossimo 4 ottobre in Buca: «Finché la situazione non viene risolta, non ci sono spiragli. Anche nel volley al momento si parla di 200 persone nei palazzetti, ma si naviga a vista. È stato giusto provare a crederci ma sono dell’idea che un’emozione è giusto viverla per intero o non viverla. Se vinci come fai a stare a distanza?».

Anche Alberto Malvolti, presidente della fondazione Montanelli Bassi e profondo conoscitore della storia locale, la pensa allo stesso modo: «Il Palio per Fucecchio ha un grande valore a livello sociale, aggregativo e culturale; meglio pensare a fare un’edizione 2021 al massimo, magari inserendo degli elementi di novità che facciano emergere di più la nostra identità. Con le norme attuali, sarebbe stato un palietto».

Il Palio è anche un mondo prettamente maschile, dove però le donne hanno lasciato (e lasciano) dei segni indelebili. Tonella Cenci, ad esempio, è stata la prima esponente del genere femminile a vincere la corsa da presidente (con Porta Raimonda): «Un Palio senza potersi abbracciare o baciare non esiste: il Palio è stare assieme, gioire e piangere assieme, tutte situazioni adesso non ripetibili perché dobbiamo stare a distanza. Tutti ci speravamo, perché correre e vincere è un desiderio di ognuno di noi. Però c’è un contesto sanitario da preservare, che si inserisce in un momento in cui anche a livello economico ci sono tante difficoltà».

In effetti la “speranza” di correre ha anche permesso alle contrade di respirare, perché qui tutto si basa sul volontariato e sul contributo (anche economico) dei contradaioli. Arrivare a maggio 2021 - emergenza permettendo - sarà complicato, perché le contrade vivono degli eventi che organizzano. Un messaggio di speranza prova a darlo don Andrea Pio Cristiani, arciprete di Fucecchio e fondatore del Movimento Shalom: «Annullare è stato un segnale di civiltà, perché a volte ci sono dei valori che sono più importanti anche della bellezza della nostra manifestazione più importante. È un modo per esaltare il rispetto che adesso dobbiamo avere per gli altri, specie quelli più a rischio. Non poterci godere il Palio è un qualcosa di doloroso, ma il vero dramma è non sapere per quanto questa situazione andrà avanti. Confido che arriveremo a maggio prossimo con ancor più carica e voglia». —

marco sabia

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