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Il principe dei guantoni è sceso dal ring Domattina il funerale

paolo falconi
Il principe dei guantoni è sceso dal ring Domattina il funerale

Da una ventina di giorni ricoverato al Lotti, è deceduto ieri mattina da lottatore Nino Benvenuti: «Aveva coraggio da vendere. Un avversario sempre leale» 

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Neppure la beffarda signora di nero vestita è riuscita a metterlo ko. Se l’è portato via, ma senza stenderlo al tappeto. Sandro Mazzinghi se n’è andato da lottatore qual è stato per tutti i suoi quasi 82 anni (li avrebbe compiuti il 3 ottobre). Aveva subìto, è vero, qualche fendente negli ultimi 20 giorni, che ne avevano causato il ricovero all’ospedale Lotti, ma si era ripreso. Cuore, fegato, reni erano rimasti quelli dell’atleta. Poi ieri mattina il peggioramento e il decesso. Ma senza lancio della spugna.

Di mattina presto, perché alla sera avrebbe combattuto da par suo. All’ospedale, perché fuori avrebbe sferrato uno dei suoi ganci velenosi. Circondato dal grande affetto della sua famiglia, perché ad essa è sempre stato legato. L’anno scorso, a giugno aveva festeggiato i 50 anni di matrimonio con la signora Marisa, i figli David e Simone fecero una festa con il cuore in mano. Ora, insieme alla città, lo piangono e fanno in modo che tutta Pontedera gli tributi il giusto estremo saluto: camera ardente fino alle 22 di questa sera nella chiesa del Santissino Crocifisso (davanti all’ex pretura) e domani mattina alla dieci corteo verso il Duomo dove sarà officiato il rito funebre.

Ora è sceso dal ring, Sandro. Per sempre. Proprio nel giorno in cui, 60 anni fa, si aprirono le Olimpiadi di Roma alle quali non partecipò perché vantava una sola presenza in nazionale. Da lì una continua luce nel pugilato italiano, che diventò internazionale grazie alle sue gesta e che infiammò i connazionali in una accesa, onesta e vera rivalità agonistica con l’altro astro, Nino Benvenuti.

Ha infiammato le platee di mezzo mondo, negli anni Sessanta e Settanta, Alessandro, detto Sandro, Mazzinghi. Fu campione del mondo dei pesi superwelter. Ma per tutti, in particolare per i pontederesi, rimarrà il campione della boxe. «Vorrei solo – dice il figlio David – che non fosse mai dimenticato». E come si fa a dimenticare un uomo così, che prima di essere un personaggio fu persona vera? «Un grande uomo, un grande babbo, non ha mai detto una bugia».

Chi dice Mazzinghi, dice Benvenuti. E viceversa.

“Buongiorno, signora Nadia. Sono un giornalista di Pontedera, Nino (Benvenuti, ndr) è in casa? Le devo dare la triste notizia che Sandro Mazzinghi ci ha lasciati…”.

Era uscito, Nino; intorno a mezzogiorno di ieri richiama: «È un dolore che colpisce tutta l’Italia e gli sportivi a cui piace la boxe in particolare. Un grande avversario, un grande uomo, sono vicino alla famiglia con cui mi sono appena sentito», dice Benvenuti.

Continua: «Ha fatto grande il pugilato che ha amato e dove occorre tanto coraggio. E lui ne aveva da vendere. È questa la prima dote che deve avere un pugile». Peccato per questo vostro incontro mancato… «Doveva essere l’anno scorso. Ma quando ci si sentiva al telefono i battiti del cuore aumentavano».

All’eterno dualismo tutto italiano, Benvenuti e Mazzinghi dettero pennellate energiche. Re o repubblica, Dc o Pci, Coppi o Bartali, Rivera o Mazzola. Loro erano avversari sul ring, ma si stimavano nella vita. Il loro incontro postumo è rimasto un sogno. Si erano sentiti due anni fa al telefono. Si erano ripromessi di stringersi la mano, poi una serie di imprevisti di salute del campione Nino, per l’anagrafe Giovanni Benvenuti nato a Isola d’Istria il 26 aprile 1938, ha fatto rimandare il tutto. Ora da Roma Nino lancia un ultimo sguardo verso Pontedera, cercando di incrociare quello di Sandro. E di scambiarsi qualche battuta come nel maggio 2018: “Pronto Nino?”, “Sì, chi è...”, “Sono Sandro, ciao”, “Sandro? Chi Sandro?”, “Di Sandro ce n’è uno solo, Nino” . «Come pugile avevo veramente finito il 4 ottobre 1978», commentò amaro Sandro anche nel bel volume di Riccardo Minuti “Mazzinghi, un eroe del ’900” il giorno dopo il compleanno. –



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