Trasporti
«Cuore immenso e forza impressionante»
Marcello Bartolomei, ex peso massimo e maestro di boxe, descrive il lato umano dell’amico campione scomparso
pontedera
«Un uomo dal cuore immenso, un pugile dalla forza impressionante». Sul ring della vita Sandro Mazzinghi è salito fin da bambino. Il suo primo avversario, la povertà, lo ha combattuto spaccando legna e sostenendo tanti altri lavori nelle case di famiglie facoltose. «Un giorno - racconta Marcello Bartolomei, ex peso massimo e maestro di boxe - dopo aver finito un lavoro gli chiesero cosa stesse nascondendo sotto la camicia. “È il panino che dovevo mangiare”, rispose Sandro, “ma lo conservo per portarlo alla mia famiglia”».
Generosità, ma anche rispetto. Valori che hanno trasformato il Mazzinghi uomo in uno dei più grandi pugili della storia. «Ciclismo e canto erano le sue grandi passioni», ricorda Bruno Simili, campione d’Italia di pugilato e maestro di boxe. Le ristrettezze economiche non gli hanno permesso di praticare né l’una, né l’altra. «Ci deliziava sempre con la sua voce possente. Ci intratteneva e ci faceva divertire. A differenza di quello che pensano in tanti, era un uomo molto socievole», aggiunge Simili.
Una grande passione, quella del canto, che nel 1968 si è materializzata con l’esordio nel mondo della canzone con i brani “Fuoco spento” e “Almeno in sogno”. Brani accolti ottimamente dal pubblico, al punto che spinse Salvatore Adamo, all’epoca idolo dei ragazzi, ad invitarlo come ospite fisso alla tournée che approdò nei principali palazzetti dello sport d’Italia. Un discreto successo che, insieme a una apprezzata carriera letteraria, precedette di due anni una momentanea sospensione delle attività sportive, riprese per tre anni nel 1976. «Quando alla soglia dei quarant’anni Sandro decise di riprendere l’attività sportiva, ricordo che collaborai spesso ai suoi allenamenti in una palestra di Pontedera – prosegue Simili – Menava ancora in maniera incredibile, una forza impressionante. Al punto che, per gli allenamenti, decidemmo di schierare una serie di pugili dilettanti, costretti ad alternarsi in una mezza o al massimo una ripresa a testa: non riuscivano a reggere i ritmi di Sandro e crollavano».
Una forza impetuosa unita a un rispetto dell’avversario e delle persone fuori dal comune. «Oltre ad essere stato un grande campione, è stato un grande uomo – aggiunge Bartolomei – Oggi (ieri per chi legge, nda) il pugilato perde uno dei suoi più grandi interpreti». Mito e leggenda. Costruiti a suon di incontri e vittorie, raggiunte con tanti sacrifici e sudore. Mai un passo indietro. Nemmeno davanti alle avversità della vita, affrontate sempre con coraggio e fermezza. «Sandro aveva una grande qualità: un cuore immenso – ricorda il maestro di boxe Michele Mostarda – Era un battagliero, uno che faceva a cazzotti alla vecchia maniera. A differenza dei pugili moderni, attenti soprattutto alla tecnica e alla tattica, lui saliva sul ring e combatteva. Saliva e menava. Niente pretattica, solo pugni e spettacolo e per questo la gente lo seguiva. Per tutti i pugili del mondo, affrontarlo era un grosso problema». —
Danilo Renzullo
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