Sicurezza
Il caseificio visitato da Salvini: «Basta polemiche, quella caciotta è stata regalata al leader leghista»
Con un comunicato ufficiale l’azienda della famiglia Busti chiede a tutte le forze politiche di smorzare i toni
FAUGLIA. «Non c’è da aggiungere altro. Avete scritto e detto, come mezzi di informazione, tutto quanto c’era da dire. Devo continuare a fare il formaggio, io, non a fare polemiche politiche che a fine mese non danno il pane né a me, né a ai miei dipendenti», spara secco Stefano Busti, titolare dell’omonima azienda che produce formaggi ad Acciaiolo e che in questi giorni è investito da un ciclone dopo la visita del senatore Matteo Salvini “senza mascherina” nella linea di produzione.
Polemiche politiche, parole anche roventi, promesse di boicottare i prodotti della famiglia Busti che sono piombate da più parti.
«Ma noi non siamo di nessuno. Ci vengono a trovare – riprende Stefano Busti – persone di qualsiasi colore politico e noi siamo ben disposti con tutti – prosegue Busti –. Quindici giorni fa venne il presidente del consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, per esempio. Che se non sbaglio è di tutt’altra provenienza politica rispetto a Salvini».
E il sindaco di Fauglia, Alberto Lenzi, si rifà proprio a questo evento: «Magari – focalizza il concetto – fossi stato in Susanna Ceccardi che ha organizzato il tutto, avrei pensato di fare un passaggio anche alla vicina Vitesco dove ben 1.400 dipendenti rischiano il posto, dopo la decisione dell’azienda stessa di passare dalla produzione di iniettori del motore a benzina all’interessamento al motore elettrico».
Tuttavia, Busti resta un marchio d’eccellenza. «Su questo – continua Lenzi – non ci sono dubbi. Non soltanto a livello nazionale, ma internazionale».
«Il livello di qualità e i processi di produzione – commenta ancora il sindaco – sono decisamente alti nel caseificio di Acciaiolo. È il fiore all’occhiello dell’intera zona il livello di sicurezza, dimostrato anche nella difficile emergenza del Covid. Da Busti trovano lavoro 120 persone, metà dei quali stranieri. Macedoni, albanesi, ecc., che nel corso di 20-30 anni hanno deciso di fare quei lavori che noi italiani abbiamo ritenuto non più all’altezza. E lo stanno facendo in modo egregio».
Stefano Busti si aspettava di finire nelle fibrillazioni politiche del momento? «No, assolutamente. E ne voglio uscire. Subito! Basta con le strumentalizzazioni, ce ne sono state fin troppe e gratuite in questi giorni. Rispettate il nostro lavoro. E quello delle 120 famiglie che lavorano con noi, dei nostri clienti».
In un comunicato ufficiale firmato anche dal padre di Stefano, Remo, e da Marco e Benedetta Busti, l’azienda «ribadisce ancora una volta come la visita di Salvini sia stata condotta nel pieno rispetto delle procedure di sicurezza e che la forma di pecorino “Il Pistacchio” in questione (quella che il leader della Lega odora senza mascherina nelle foto scattate, ndr) sia stata omaggiata a conclusione della stessa. Il Caseificio Busti è da sempre aperto a tutti, al di là dell’ideologia politica. Ogni anno, la nostra azienda organizza centinaia di visite guidate per privati, operatori di settore, scuole e giornalisti. Ci rammarica l’utilizzo sconsiderato di parole forti come “boicottaggio”, soprattutto in un momento storico così difficile, non solo per la nostra realtà ma per tutto il sistema Paese. Nel rispetto della nostra storia, delle 120 famiglie che lavorano con noi, dei nostri clienti, invitiamo tutte le forze politiche e tutti coloro che in queste ore stanno strumentalizzando i fatti accaduti a smorzare i toni della polemica. Vogliamo ringraziare di cuore tutti coloro che, sia in forma pubblica che privata, ci hanno fatto sentire la loro vicinanza e solidarietà. Non è nostro interesse occuparci di politica e da subito torneremo a concentraci sul nostro lavoro, dedicando tutte le energie alla nostra azienda».
C’è il rischio di una perdita di quote di mercato? «Mi auguro – risponde il sindaco Alberto Lenzi – e credo proprio di no. La qualità e la professionalità dell’azienda Busti è fuori discussione. Passato il polverone del momento non ci saranno di sicuro ripercussioni di rilievo».
Sono sessanta i tipi di formaggi prodotti dalla famiglia Busti, caseificio fondato nel 1955 da “nonno” Remo che i vicini prendevano letteralmente per matto. Ma ha avuto ragione, come ragione l’hanno avuto i figli e i nipoti nel proseguire un’opera che si sta rivelando azzeccata.
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