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Rolando, 79 anni e i guanti cuciti sulle mani: «Pronto alla nuova stagione col mio Saline»

Pietro Mattonai
Rolando, 79 anni e i guanti cuciti sulle mani: «Pronto alla nuova stagione col mio Saline»

Prima numero 1, poi mister e (tuttora) preparatore dei portieri: dal 1955 “Beppe” Rossi non ha mai lasciato il calcio 

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VOLTERRA. Quando Rolando Rossi detto Beppe indossava i primi guanti da portiere – quelli di lana, visto che i modelli avveniristici di Neuer e Donnarumma dovevano ancora arrivare – in televisione andavano in onda sul Programma Nazionale – leggasi, Rai Uno – le prime puntate di “Lascia o raddoppia?”, il quiz condotto da Mike Bongiorno. Oggi, a 79 anni, Rolando è preparatore dei portieri nel Saline, la squadra del suo paese che ha riabbracciato dopo aver difeso i pali di mezza Toscana. «Sai, con tutte le partite e i tornei che ho giocato, non mi ricordo bene tutto – sorride Rolando – però dopo più di 60 anni, la passione non vuol saperne di passare».

GLI INIZI

Il calcio di periferia, senza copertura mediatica di alcun tipo, conserva quel fascino purissimo di sport incontaminato. Negli anni Cinquanta, le academy e i provini si facevano sull’asfalto, non sul sintetico. Il prete, spesso e volentieri, era il talent scout. «A quei tempi il settore giovanile mica c’era – ricorda – si andava in strada e all’oratorio con una decina di coetanei e si giocava tutti insieme». Sin da subito, Rolando, non voleva stare là nel mezzo, bensì in porta. «Non ho avuto preparatori, da piccolo mi allenavo da solo: prendevo una pallina da tennis e la lanciavo contro il muro». Un metodo di allenamento che, ancora oggi, viene utilizzato per i portieri.

IN GIRO COI GUANTONI

La scelta di fare il portiere lo ha portato a girovagare un bel po’. «Cominciai nel 1955 e dopo un paio d’anni feci la Seconda divisione con il Volterra – racconta Rolando – quindi, nel 1960, andai a giocare a Ponteginori e poi a Pomarance, dove ebbi una bella annata». Evidentemente, anche grazie alle prestazioni, tante squadre si interessarono a lui. «Io però non volevo allontanarmi troppo da casa, così andai a giocare a Capannoli; vincemmo il campionato e passammo in Promozione». Dopo un breve passaggio a Colle Valdelsa, Rolando tornò a Capannoli. Ma per poco. «Mi dissero che a Saline stavano ripartendo con la squadra, non ebbi alcun dubbio e tornai subito: era il 1966 e ci rimasi fino all 1981, quando avevo 40 anni e smisi di giocare».

PASSIONE INFINITA

Di stare lontano dal campo, però, non se ne parla proprio. «La società mi affidò le squadre dei ragazzi per qualche anno, poi la prima squadra cominciò ad aver bisogno di un preparatore dei portieri e io diedi la mia disponibilità». Da quel momento, Rolando si è dedicato a far crescere i giovani portieri. E non solo grazie alla sua esperienza. «Sono sempre aggiornato, faccio formazione continua con l’Associazione italiana preparatori portieri. Mi piace imparare». Un esempio per i tanti, troppi soloni del calcio.

IL FUTURO

Dopo vent’anni all’Alabastri, uno alla Geotermica e un paio a Bibbona, Rolando è finalmente tornato a casa come preparatore dei portieri della formazione Juniores e collaboratore nello staff tecnico della prima squadra. «Di portieri ne ho visti davvero tanti, alcuni hanno smesso a quarant’anni come me, altri continuano a telefonarmi ogni tanto. Stare nel calcio mi è sempre piaciuto: quando si arriva a fine stagione dico sempre che smetto, ma poi quando sta per iniziare la preparazione, come faccio a dire di no?». Come si fa, quando la passione non vuol saperne di passare?

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