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Pontedera

nel mirino anche il presidente rossi 

Sanità, Pepi attacca Franconi «Pensa soltanto a Pontedera»

alessandro bientinesi
Sanità, Pepi attacca Franconi «Pensa soltanto a Pontedera»

Terapia intensiva, il presidente di Fondazione Crv attacca: «Ci spetta per legge» Prosegue la raccolta firme e le associazioni scrivono ai candidati alla Regione

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VOLTERRA

«Non sono soltanto le parole del presidente della Regione Enrico Rossi che non ci sono andate giù. Ma anche i silenzi di molti sindaci del territorio sulla vicenda dell’ospedale di Volterra. Il primo? Matteo Franconi che non è solo sindaco di Pontedera, ma è presidente della Società della salute. Non può pensare, dunque, solo all’ospedale pontederese. Il Covid-19 ha dimostrato l’importanza di una sanità territoriale e di prossimità. Per questo, nella battaglia in difesa dell’ospedale di Volterra, noi non ci fermeremo». Parole chiare quelle del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Roberto Pepi. Primo firmatario del manifesto per la tutela della salute a Volterra che ha già raggiunto un centinaio di firme ma che andranno ad aumentare ancora nei prossimi giorni.

Parole che chiamano in causa senza mezzi termini Rossi e Franconi. «Tutto il movimento di persone e associazioni chiede semplicemente di applicare la legge per i tre letti di terapia intensiva del nostro ospedale. Lo prevede il ministero della salute e mi sorprende che Rossi abbia dichiarato che andrà premiato l’ospedale di Pontedera per la sua battaglia contro il Covid-19 – dice Pepi –. Dimenticando, forse, che senza all’ospedale di Volterra, che durante l’emergenza si è fatto carico di pazienti trasferiti proprio da Pontedera, la situazione sarebbe stata ben più grave. Noi abbiamo fatto una proposta chiara, visto che i letti di terapia intensiva ci sarebbero già all’Auxilium Vitae di Volterra. L’ospedale deve solo mettere a disposizione degli anestesisti che, essendo le due strutture praticamente nello stesso edificio, non creerebbero problemi di spostamenti. Neppure dei pazienti. Va solo applicata una legge e non capiamo perché la Regione si ostini ad andare in direzione opposta».

Nel frattempo un altro gruppo a sostegno della difesa dell’ospedale volterrano, quello di Pro Volterra, sta inviando il manifesto e chiedendo supporto anche ai sindacati. «Vogliamo che anche loro intervengano per poi pianificare le nostre prossime iniziative – spiega Franco Frediani –. La risposta della Regione, ovviamente, non è soddisfacente. Ci devono dire, e devono farlo prima delle elezioni, come pensano di organizzare la sanità in Toscana. Quale piano ci sia, dopo anni di tagli e accentramenti. Il depotenziamento delle strutture ospedaliere e l’abbandono dei territori più periferici ha creato problemi di sovraffollamento evidenziati ancora di più durante l’emergenza coronavirus. Quindi speriamo che anche i sindacati possano prendere posizione. Vogliamo risposte da loro così come da tutti i soggetti coinvolti».

Nel frattempo l’Associazione difendiamo l’ospedale, l’associazione mamme dell’alta Valdicecina, Volterra Infanzia e Sos Volterra, oltre a chiedere anche una reperibilità notturna di un pediatra, lanciano un appello ai candidati dei più importanti schieramenti politici alla presidenza della Regione. «Dopo i nostro recente presidio con incatenamento di fronte al consiglio regionale, abbiamo chiesto con una lettera a Eugenio Giani, Susanna Ceccardi e Irene Galletti un incontro urgente – spiegano i movimenti –. Vogliamo illustrare i tre punti che riguardano la sanità di Volterra e di tutta la Valdicecina. A partire dalle tempistiche per la realizzazione di nuovi posti di terapia intensiva. I tempi sono stretti e parlarne dopo le elezioni sarà troppo tardi. Chiediamo un riscontro urgente, anche alla luce delle parole di Enrico Rossi che testimoniano una chiusura che diventa inaccettabile e anacronistica». —



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