Sicurezza
Forma, ingressi e canali: l’anfiteatro svela i suoi segreti
Le novità a cinque anni dalla scoperta a Volterra. Dalla foto dall’alto emerge che la pianta non è un’ellisse perfetta: fu adeguata dai romani alle caratteristiche del terreno. Individuate le due entrate principali
VOLTERRA. La foto dal drone inizia a svelare, a cinque anni dalla casuale scoperta, la sua pianta. E qui c’è la prima novità: l’anfiteatro romano di Volterra non è un’ellisse perfetta. La sfumatura sembra di poco conto ma non lo è: indica come i romani abbiano adeguato il loro progetto a quello che stavano trovando nel terreno. La forma che si viene a configurare, dunque, è più imperfetta.
Un ovale, le dimensioni sono di 82 metri per 64, che rende il monumento che lentamente viene portato alla luce dai lavori di scavo diretti da Elena Sorge, funzionario della Soprintendenza per la tutela dei beni archeologici di Pisa e Livorno, ancora più unico. Nel frattempo, sull’asse maggiore, sono stati individuati gli ingressi principali.
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«Iniziamo a vedere dove siamo, lentamente stiamo portando alla luce quella che è la pianta di questa struttura. Noi studiosi che scaviamo monumenti facciamo delle ipotesi di sviluppo, ma con il passare del tempo queste ipotesi si modificano – spiega Elena Sorge –. Stiamo vedendo come i romani abbiano adeguato il progetto dell’anfiteatro a ciò che stavano trovando. Hanno trovato la roccia e ci si sono appoggiati sopra. Invece di ostinarsi a scavarla, cosa illogica, hanno continuato in un percorso più ergonomico. Una grande capacità di adattamento, tipico in ogni settore della vita, non solo dell’architettura, dei romani».
Lo scavo condotto a Volterra è stato e visitato nei giorni scorsi dalla vicepresidente della Regione Monica Barni e dal soprintendente Andrea Muzzi, insieme alle al sindaco Giacomo Santi, all’assessore al turismo Viola Luti a quello della cultura Dario Danti e al presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra Roberto Pepi, ente che ha messo in moto la macchina degli scavi. Scavi che sono come un viaggio nel tempo. Negli ultimi giorni il team di lavoro ha fatto un viaggio nel tempo fino al 1100. «Abbiamo trovato oggetti che datano quello strato in quel periodo, ovviamente si tratta di un settore del vecchio scavo. In particolare abbiamo portato alla luce delle enormi e potenti canalizzazioni – prosegue Sorge –. Sono veramente tante e questi sistemi venivano progettati e costruiti circa ogni 150 anni. Sono tipiche delle zone che, da sempre, hanno questa caratteristica agricola».
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Dove combattevano con tutta probabilità i gladiatori in epoca romana, durante il Medioevo gli antichi volterrani coltivavano la terra. «Ora scenderemo fino ad arrivare agli strati archeologicamente più interessanti, ma già in questi giorni stiamo trovando molti oggetti interessanti – spiega ancora la funzionaria della Soprintendenza –. Stiamo cercando di portare alla luce l’anfiteatro romano, ma nel frattempo non bisogna dimenticare che questo è il primo scavo fatto con metodo scientifico a Volterra che riguarda anche l’epoca medievale. Io sono una classicista, ma dobbiamo dedicare tutto il tempo necessario a ogni strato dello scavo». A cominciare dalla messa in sicurezza, a partire dai 30mila euro per sistemare il versante sud del cantiere nella zona di Porta Diana, luogo in cui è stato effettuato il ritrovamento nell’estate 2015. Ovviamente lo sguardo della città di Volterra è rivolto al 2022, data nella quale la città potrebbe diventare capitale della cultura italiana. «L’archeologia è una scienza che richiede tempo, un vero e proprio elogio della lentezza – conclude Sorge –. Detto questo, contiamo di mettere in sicurezza e rendere visitabile entro l’anno prossimo una parte dello scavo. Anche se per settembre proveremo a organizzare le prime tentando di non andare contro le leggi anti Covid-19. Stiamo lavorando ogni giorno in questa direzione, lo dimostra il protocollo che sia di restauro e di integrazione. Abbiamo smontato, ad esempio, un architrave che andremo a restaurare e rimontare per garantire una sua fruizione nella più totale sicurezza. Ma prima serve mettere in sicurezza il monumento, poi servirà una progettualità e ulteriori risorse per garantire la sua valorizzazione. Non spetta a noi dare scadenze, ma certamente in questo percorso sarà necessario, così come già avvenuto da 5 anni a questa parte, il sostegno del Comune e quello della Regione». —
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