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Ferragosto con i turisti italiani, poi niente prenotazioni in Alta Valdera

paolo falconi
Gruppi di turisti che fanno colazione nel centro di Chianni
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Gruppi di turisti che fanno colazione nel centro di Chianni

Nelle strutture agrituristiche del comprensorio il 90 per cento è rappresentato da clienti connazionali. «Per settembre però siamo a zero camere vendute» 

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PECCIOLI. “Agosto, agriturismo mio non ti conosco”.

Lo dicono gli stranieri quest’anno, sempre così assidui, presenti ed estimatori delle colline pisane. Ce ne sono pochi in questa estate particolare, e quei pochi sono in massima parte ritorni delle stagioni precedenti. Lo dicono i gestori delle strutture agrituristiche sparse nei comuni di Terricciola, Peccioli e Lajatico, sempre prese d’assalto per qualità, genere di proposte e paesaggi, senza dimenticare la posizione privilegiata di baricentro tra il mare e le città d’arte e di cultura della regione, e che ora si trovano invece a tirare la cinghia. La sensazione - generalizzata - è che in questo mese le cose vadano bene, ma appena subito dopo Ferragosto c’è il vuoto. E la stagione non è partita come tradizione da prima di Pasqua ma soltanto da metà giugno, e in qualche caso da luglio. Insomma, ora è come andare a comprare il pane dal fornaio, come direbbe il bagnino di Riccione, ma dopo Ferragosto appare il buio. Proviamo a sintetizzare il momento, attenendoci alle presenze, senza sconvolgere attese, programmi, protocolli anti-Covid, distanziamenti sociali, mascherine, perdite economiche. Che pure sono ingenti.

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Quindi, freno a mano tirato, pochissimi gli stranieri e più del 90 per cento connazionali presenti nelle strutture. Come all’agriturismo Ragoncino nelle campagne di Lajatico, dove la titolare Flaminia De Wit si trova a «gestire il 90 per cento di italiani, in luogo della totalità pressoché di clienti stranieri degli anni passati». Ha aperto a giugno, nel 2019, lo fece ad aprile per ricevere famiglie del nord Europa, Norvegia, Gran Bretagna, Irlanda. «Una cosa che ho notato è che molti giovani si sono orientati verso la nostra struttura. Tutti italiani. E per questo “spariranno” tutti nella settimana dopo Ferragosto».

All’agriturismo Il Gattero, non lontano da Peccioli, le 10 unità abitative sono totalmente occupate in questo periodo. «Italiani. Abbiamo solo italiani – spiega Massimo Magnozzi – quando nelle stagioni passate erano belgi, olandesi, tedeschi, polacchi. Abbiamo aperto a luglio, si lavora fino a fine mese e poi il vuoto. Vedremo».

Stesso target all’agriturismo Terre di Toscana nella zona di Terricciola: «Abbiamo soltanto connazionali presenti, quando gli anni scorsi da maggio a ottobre vedevamo in prevalenza stranieri. Ora vacanze brevi, è vero, ma menomale che almeno in questo periodo si riesce a lavorare con i nostri sei appartamenti», spiega Cinzia Gherardini.

Sei appartamenti anche a La Macchia, struttura agrituristica tra Fabbrica e Peccioli, che ha aperto i cancelli soltanto a luglio: «Siamo stati per tre quarti pieni, ora lo siamo tutti e a settembre abbiamo qualche prenotazione effettuata prima del Covid», osserva Rita Minghetti, da 11 anni nella sua struttura. Quindi può affermare con assoluta certezza che «prima ospitavamo il 90 per cento di tedeschi e olandesi ad iniziare dalla Pasqua».

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All’agriturismo Fibbiano nella campagna di Terricciola, proprio per la sua tipicità di essere azienda agricola in pratica non hanno mai chiuso, ma gli affari si sono visti soltanto «da metà luglio e solo con italiani», commenta Matteo Cantoni. «E dire – prosegue – che si lavora di gran lunga meglio con gli stranieri. Sono più esigenti, è vero, ma capiscono che la vita in agriturismo non può essere quella degli hotel, come invece si attendono i nostri connazionali».

In villa nessun americano. E all’agriturismo Canale di Montelopio, non lontano da Fabbrica di Peccioli, di ville ne hanno due. Vuote. «Abbiamo provato a fare sconti particolari – dice il titolare Francesco Ruatti – ma clienti a stelle strisce non ce ne sono. Affievolita l’emergenza in Italia, si è ingigantita nel resto del mondo. E le prenotazioni fatte già a febbraio sono state tutte depennate». Così da un target di presenze in netta prevalenza di turisti di tutto il mondo (non solo americani, ma anche asiatici) dopo 32 anni di attività (Ruatti è stato il primo in provincia di Pisa a fare agriturismo) si vedono soltanto italiani nella struttura e ben 150 settimane finora andate in fumo. «Ora la gente l’abbiamo. Ma aprile, maggio e giugno siamo stati a zero, come lo siamo per settembre. Davvero una pessima annata». —




 

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