Gioco
Un giro d’Italia in bici senza soldi: «Sarò il termometro dell’accoglienza»
Tommaso Giani è partito per un itinerario di 12 giorni: «Elemosinerò un letto, un piatto, una doccia: vediamo chi mi fa entrare»
SANTA CROCE. Diceva Albert Einsten che “La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muovermi”. Ora, forse scomodare uno dei più grandi scienziati della storia (padre della teoria della relatività) può essere un’ardita esagerazione. O forse no, almeno non in questo caso. Perché sennò come si potrebbe raccontare la storia di un diacono che ha deciso di compiere il Giro d’Italia...senza soldi?
Tommaso Giani, 38 anni da compiere il 18 settembre, ha scelto di fare una “pazzia”, nel senso che si è messo in viaggio con la sua bici da corsa senza portarsi dietro somme di denaro, contando sul fatto di trovare ospitalità – per mangiare e per dormire – ogni volta in un luogo diverso.
Non molto tempo fa era andato in autostop da Genova a Kharkiv, 2900 chilometri più a est, in Ucraina. Lo fece sia per ripercorrere un viaggio fatto in passato per seguire la sua squadra del cuore (la Sampdoria) ma soprattutto per dimostrare che l’umanità esiste ancora, che l’uomo non è sempre nemico di se stesso, che è possibile porgere l’altra guancia senza dover per forza ricevere uno schiaffo. Certo, ci vuole un’enorme fiducia nei propri simili per lanciarsi in una sfida del genere ma Tommaso Giani – cresciuto alla scuola di don Andrea Gallo e di don Armando Zappolini – ce l’ha e ogni volta la mette sul piatto. Forse ne avrà messa una buona dose nelle borracce, oppure nel telaio (dove Gino Bartali nascondeva documenti che salvarono la vita a centinaia di ebrei).
Tommaso – che è anche insegnante di religione all’istituto Checchi di Fucecchio – è partito due giorni fa da Santa Croce e si è dato 12 giorni di tempo per percorrere la penisola in lungo e in largo, confinando che l’insegnamento di Gesù riassunto nella frase “Ama il tuo prossimo come te stesso” sia stato recepito.
«Con il viaggio che ho iniziato – racconta Tommaso Giani – ho pensato di trasformarmi in un termometro in carne e ossa, per misurare il calore umano e la capacità di accoglienza delle famiglie italiane. Ho 12 giorni di tempo per attraversare pedalando la nostra penisola. Un itinerario che attraverserà diverse regioni, che incrocerà paesini dell’interno e città della costa, borghi medievali e periferie metropolitane. Ogni giorno a pranzo e a cena, senza fare calcoli e senza soldi da spendere, mi fermerò a chiedere ospitalità in casa della gente. A elemosinare un piatto di pasta, una doccia, un bucato, un giaciglio di fortuna. Passerò al setaccio quartieri “in” e rioni multietnici, abitazioni dei vacanzieri, zone residenziali, periferie fatiscenti. E vedrò chi mi chiuderà la porta e chi mi lascerà entrare».
Giani non ha svelato molto del tragitto che intenderà fare, anche per scaramanzia. Di sicuro – perché è statistica – riceverà molti no. D’altronde il mettersi sulla difensiva dinanzi ad uno sconosciuto è la reazione standard, senza necessariamente parlare di cattiveria. Ma ogni risposta positiva che Giani riceverà sarà la dimostrazione che oltre l’apparenza c’è bisogno di condivisione e di socialità. Per Giani sarà una missione complicata, oltretutto in un momento dove il contatto umano è stato messo in soffitta perché potenziale fonte di contagio.
Ogni porta aperta sarà di conseguenza una doppia vittoria, sia contro la diffidenza di base sia contro la paura del virus che si muove invisibile. Il suo Giro d’Italia senza soldi sarà strano come il Giro d’Italia 2020, che andrà in scena ad ottobre dovendo fare i conti coi protocolli anti Covid (ma probabilmente col pubblico lungo le strade). Chissà che Tommaso Giani non si sia allenato un po’ con don Donato Agostinelli, parroco di Santa Croce sull’Arno amante del ciclismo e delle salite e sotto la cui ala Giani sta continuando il proprio percorso di crescita.
Don Donato era alla partenza dalla piazza del municipio, insieme alla sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda. In questo momento Tommaso si trova già in viaggio, dovendo anche convivere col meteo agostano che non è proprio l’ideale per lunghe pedalate (soprattutto se sei preparato fino ad un certo punto). Ma in questo caso vale la stessa regola dei professionisti, quando scalano le Dolomiti o i Pirenei: quando la “benzina” finisce, è la testa che subentra facendoti raggiungere il traguardo. Per Nibali e soci l’obiettivo è passare sotto lo striscione di arrivo a mani alzate, per Tommaso Gian sarà sentirsi dire “Va bene, entra pure, c’è un po’ di pasta anche per te”. In fondo, come canta Jovanotti “Ehi mi fido di te, cosa sei disposto a perdere? ”. —
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