Sicurezza
Condannato genitore per le botte all’arbitro: aveva espulso il figlio
Pontedera: alla vista del cartellino rosso il papà scavalcò la recinzione per tirare un pugno in faccia al direttore di gara
PONTEDERA. Una condanna per lesioni e non doversi procedere per il reato di invasione di campo in manifestazione sportive per intervenuta prescrizione.
È la sentenza letta nei confronti di Giuseppe Fazzina, 41 anni, di Pontedera, finito a processo per un episodio avvenuto nel 2015 ai danni di un arbitro.
Il giudice lo ha condannato a mille euro di multa per le lesioni lievi provocate al direttore di gara colpito al volto dall’imputato, all’epoca dirigente della società di calcio in cui militava il figlio.
Difeso dall’avvocato Lorenzo Stefani, l’imputato non è mai stato presente in aula.
Chi si è presentato, invece, è stato l’arbitro, residente a Cascina, assistito dall’avvocato Paolo Redini, che al giudice disse di non voler ritirare la querela per una questione di principio.
Era il pomeriggio del 3 gennaio 2015 quando Fazzina, genitore-dirigente (ora non più) dell’Asd Stella Azzurra, era a bordo campo nell’impianto “Paolo Bachi”.
L’arbitro venne colpito al volto dal dirigente-tifoso rapido nello scavalcare la recinzione dopo l’espulsione di due giocatori, uno dei quali era il figlio.
Si giocava la partita della categoria Giovanissimi Asd Stella Azzurra-Porta Lucca.
L’ira di Fazzina fu accesa dal cartellino rosso sventolato in faccia al figlio e all’avversario del Porta a Lucca che, dopo un contrasto, si erano spintonati.
All’espulsione del figlio il genitore reagì superando la recinzione del campo di gioco con uno scatto che nessuno riuscì a fermare per correre verso il direttore di gare e colpirlo al volto.
Un pugno in bocca, con lesioni ai denti, che gli era costato cinque giorni di prognosi.
Al campo arrivarono anche i poliziotti chiamati dall’arbitro ferito.
E per Fazzina, all’epoca tesserato, arrivò anche il procedimento della Figc: «Si rileva che il fatto è grave perché è avvenuto nell’ambito del campionato Giovanissimi ovvero di uno di quei campionati destinati a formare gli atleti e comunque per prepararli ad inserirsi nel contesto sociale di domani - si legge nell’atto di deferimento -. Non è certo un esempio etico quello che un dirigente federale può dare a questi giovanissimi (infraquattordicenni) allorché, a fronte di un contrasto fisico, sia pure duro ma che comunque fa parte del gioco, si precipiti, scavalcando la rete di recinzione del campo per usare violenza al direttore di gara reo solo di aver espulso - a norma di regolamento - due calciatori (uno per parte) che, dopo un contrasto e lontano dal gioco in svolgimento, si spintonavano affrontandosi testa contro testa».
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