Gioco
«Le concerie lavorano al 50% rispetto al 2019 Colpa del Covid»
VOLTERRA
«Le concerie stanno lavorando al cinquanta, sessanta per cento rispetto all’anno scorso». È l’allarme di Maila Famiglietti, presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce nella sua relazione all’assemblea annuale dei soci. Colpevole di questa situazione è, ovviamente, il coronavirus e lo stallo produttivo e di consumi in atto dopo il lockdown. Ma l’emergenza legata al Covid-19 non influisce su un’altra situazione citata dalla presidente di Assoconciatori: nessuna risposta da parte del Consorzio conciatori di Ponte a Egola sulla proposta avanzata da Assoconciatori per creare un unico ente per la gestione della depurazione.
«A distanza di oltre dodici mesi, non abbiamo avuto riscontro della proposta fatta ai colleghi Conciatori di Ponte a Egola – ha detto Famiglietti – La nostra offerta mira ad arrivare all’obiettivo di una società unica che gestisce la depurazione del distretto, nell’interesse di tutti, con una tariffa uguale per tutti. La depurazione su larga scala funziona meglio e costa meno. La nostra associazione ha portato avanti l’integrazione prima tra il depuratore di Santa Croce con quello di Castelfranco e poi l’unione con quello di Fucecchio. In questi passaggi abbiamo riscontrato sempre una ottimizzazione dei costi a vantaggio di tutte le concerie». E ancora: «L’interesse dei conciatori è unico e tutti dovrebbero mirare al raggiungimento di questo obiettivo, in special modo le realtà ed i soggetti che svolgono ruoli di rappresentanza. Al contrario, restando divisi, si creano situazioni che frenano l’ammodernamento e sviluppo del sistema distrettuale.
Sulla situazione attuale la presidente sottolinea che «il momento è molto difficile». Il lavoro «e gli ordinativi sono veramente rallentati. I dati macroeconomici da depuratore e società consortili, confermano che le aziende di media lavorano circa al 50-60% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019, che già come sappiamo è stato un anno negativo per il settore. Molte firme hanno sospeso o annullato gli ordini e tutti sono alla finestra per capire come si muoverà il consumo dei prodotti in pelle. I dispositivi relativi alla liquidità individuati dal governo non hanno quella flessibilità e semplicità che avrebbero dovuto. Gli stessi istituti di credito, con i quali l’associazione è in continuo contatto confermano queste sensazioni. La sensazione è che una ripresa potrà avvenire non prima del mese di settembre. La preoccupazione sui consumi è grande come è grande l’incertezza sulla evoluzione del covid-19. Siamo preoccupati perché arrivare a settembre non sarà facile e francamente in questo momento, fare previsioni diventa assolutamente difficile. —
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