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Strada di Patto, la Lega è pronta a presentare un nuovo esposto

Sabrina Chiellini
L'asfalto della Strada di Patto
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L'asfalto della Strada di Patto

L’accusa: «La politica sapeva delle cattive condizioni dell’asfalto prima della certificazione di esecuzione regolare dei lavori»

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PONTEDERA. Sulla Strada di Patto, agli atti del Comune, c’è un elenco di documenti e perizie puntuale. Carte finite in mano anche alla Procura che - all’inizio dell’anno - ha indagato tre dipendenti comunali. Per realizzare la strada, come emerge dall’inchiesta, è stata usata metà del materiale previsto nel contratto d’appalto, con un risparmio piuttosto importante per le ditte che hanno realizzato i lavori. Tant’è che la Corte dei Conti chiede conto a un dirigente e due funzionari dell’ufficio tecnico: un milione di euro sotto forma di sequestro di case e conti correnti. Sono finiti sotto indagine penale per truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e abuso d’ufficio il dirigente del settore Opere pubbliche, l’architetto Massimo Parrini, 57 anni; il funzionario e ingegnere Salvatore De Pascalis, 57 anni, direttore dei lavori di un lotto. L’architetto Marco Pasqualetti, 53 anni è chiamata a rispondere dei danni alla Corte dei conti.

«Tutte le colpe sono state scaricate sulla parte tecnica – dice Rebecca Stefanelli, capogruppo della Lega in consiglio comunale – ma dopo avere fatto l’accesso agli atti ci siamo convinti che ci sia stata una responsabilità anche della parte politica. Lo dicono atti e relazioni che sono molto puntuali e ci fanno pensare che il Comune, e l’allora assessore ai lavori pubblici, Matteo Franconi, oggi sindaco non potessero non sapere». Lo stesso ex vicesindaco, Massimiliano Sonetti, è stato sentito due volte a sommarie informazioni, in quanto l’opera è partita quando era lui assessore ai lavori pubblici.

Ed è questa la sintesi di quanto detto in una conferenza stampa che la Lega ha organizzato insieme ai consiglieri, Domenico Pandolfi (che nel 2016, quando era in Forza Italia, aveva firmato un esposto alla Procura sulla Strada di patto), Michela Crespina e il responsabile del Carroccio di Pontedera, Giorgio Petralli. «Agli atti c’è una relazione che il Comune aveva richiesto quando la strada cominciava a perdere i pezzi. È del 24 settembre 2013 – dicono i consiglieri comunali –. L’ingegnere incaricato ha valutato, tra l’altro, la tenuta residuale dei vari tratti di strada. Sapete cosa è emerso? Che questa, in alcuni tratti, è pari a zero anni. Insomma, di che parliamo? Tutti sapevano che la strada non era stata realizzata a regola d’arte. Eppure il Comune ha inaugurato la strada e, nel 2014, qualcuno ha firmato un certificato di esecuzione regolare dei lavori. Invece già sapevano che il fondo stradale era stato predisposto in maniera irregolare, che c’era stato un risparmio sui materiali per le ditte esecutrici per 712mila euro circa (risulta anche dall’inchiesta penale e della Corte dei conti). Lungo l’intero tratto della Strada di patto sono stati risparmiati in media 12 centimetri al metro quadrato di materiali per la pavimentazione. La politica sapeva ma ha preferito ignorare l’indagine per la valutazione delle condizioni di portanza della pavimentazione di viale Europa. Qualcuno dovrà dire perché».

Il Comune si è attivato con un accertamento tecnico preventivo tre anni dopo la prima indagine. E la stessa domanda sui ritardi se la sono posta anche gli inquirenti quando hanno cercato di capire come mai il Comune non ha escusso le fidejussioni. A commissionare l’indagine del 2013 era stata la ditta Slesa (incaricata dal Comune per realizzare un tratto di strada): l’aveva affidata a Dynatest Denmark per l’elaborazione dei dati deflettometrici e successiva interpretazione dei risultati di una campagna di indagini effettuata dal dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, volta alla valutazione del livello di portanza e a individuare la manutenzione delle pavimentazioni delle corsie di marcia e sorpasso di entrambe le carreggiate.

«La politica sapeva che la strada si sarebbe sfaldata già dal 2013 ma non ha agito per anni, dopo avere utilizzato soldi pubblici – dicono i leghisti – Ora l’Anas interverrà spendendo altro denaro pubblico. Siamo pronti a presentare un altro esposto per chiedere alla magistratura di fare luce anche sul ruolo degli amministratori comunali».

La difesa punta a sostenere l’estraneità dei tecnici ai fatti contestati (si erano attivati per segnalare i problemi) oltre a ritenere che i reati contabili siano prescritti. Il giudizio di merito alla Corte dei conti deve ancora iniziare. La causa civile promossa dal Comune contro le ditte esecutrici è stata rinviata a dicembre. —

Sabrina Chiellini.

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